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Post con parola chiave: telelavoro

 
 

Regoliamo il telelavoro, una modalità “normale” e sempre più diffusa

22 ottobre 2020

Sarebbe utile – anche per il post pandemia – un piano/sistema nazionale per lo smart working (diciamo lavoro da remoto) che tenga in considerazione diverse esigenze:

  • necessità di decongestionare le grandi città

 

  • opportunità di creare lavoro nei centri minori

 

  • sviluppo delle tecnologia di co-working e delle reti digitali

 

  • esigenze delle famiglie (organizzazione e risorse tecnologiche) e dei lavoratori

 

  • indicazione di come avvengono i rapporti online e di persona tra i lavoratori e i loro superiori (i lavoratori hanno l’esigenza e il diritto di un rapporto aperto, trasparente e bidirezionale con chi ha il dovere di indirizzarli, consigliarli e, infine, valutari). Nessun lavoratore dovrebbe lavorare avendo come riferimento un essere virtuale, sconosciuto. Un quasi robot che appare solo in video. Orrendo! La relazione umana va conservata, è fondamentale

 

  • inserimento delle regole in contratti di lavoro (pochi criteri nazionali fondamentali e molti legati alle contrattazioni aziendali) che definiscano anche motivi, modalità e frequenza di attività in presenza nonché, ove possibile, sistemi premianti anche consistenti per le prestazioni superiori alla media

 

  • programmi di formazione, tecnica e manageriale. Soprattutto manageriale, perché pochi manager sanno correttamente valutare le prestazioni non in presenza

 

Dai! Mettiamo in piedi una ennesima task force! (Ma va bene anche un comitato). Magari coordinato da qualcuno che sa di che parla. Perciò non un politico e non un sindacalista, direi. Io di nomi ne avrei tanti da proporre, tra manager che hanno già sperimentato il telelavoro nelle loro imprese e consulenti che si impegnano ad organizzarlo, sia in ambiente pubblico che privato, anche internazionale.
Su, pensiamo al futuro.

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Telelavoro a Milano

3 ottobre 2020

Comune di Milano: il sindaco Sala impone un massimo di 6 giorni al mese in home working. Come se fosse un premio. Occorre “presidiare la scrivania” dice il sindaco in una visione che pare al massimo novecentesca.

Non ci siamo. Si tratta di una battaglia di retroguardia.
Il lavoro da remoto va valutato in funzione delle esigenze e delle opportunità organizzative, non a tempo. Che significa porre un limite temporale? Il limite semmai sta nella logistica domestica del lavoratore: spazi angusti e condivisi, bambini che pretendono attenzione, altri fattori di distrazione.

Certo, se abbiamo sempre a che fare con dirigenti che non sanno gestire e valutare il lavoro impiegatizio se non in base al tempo di presenza alla scrivania, invece che in base ai risultati, non c’è che il “controllo” visivo: sei presente, e ciò basta per ritenerti adempiente. Se invece fossero chiari gli obiettivi da conseguire sarebbe poco importante la presenza fisica, anche perché il lavoro impiegatizio oggi è largamente al computer, perciò si può perfettamente condividere e valutare nel suo andamento.

Se la tecnologia ci concede strumenti utili, se non altro, a decongestionare la città, a distribuire meglio nelle ore del giorno l’ utilizzo dei mezzi di trasporto e delle strade, a limitare l’inquinamento, un sindaco avrebbe il dovere di ragionarci su, specialmente se è a capo di un’organizzazione di quasi 15.000 dipendenti e governa una città particolarmente congestionata e inquinata ma al contempo dotata di infrastrutture telematiche di buon livello per quantità e qualità.

Male, ma non è una sorpresa, anche i sindacati che interpretano il telelavoro solo come un temporaneo rimedio utile a limitare la diffusione del virus. Invece il telelavoro necessariamente si estenderà, anche a virus sconfitto.

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