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Post con parola chiave: Recovery Plan

 
 

Ci stiamo giocando i fondi del Recovery Plan

24 gennaio 2021

Crisi, non crisi, elezioni si, elezioni no. Certamente pandemia si, malessere sociale si, impoverimento si, debiti alle stelle si.

Ho l’impressione che i litiganti della meschina politicuccia nostrana siano molto provinciali. Si concentrano su fatterelli locali, per non dire personali, mentre tutta Europa ci guarda con preoccupazione, una parte decisamente in cagnesco. La BCE, si fa notare, si impegna in un piano straordinario di aiuti per far fronte a una tragedia sociale ed economica, non per difendere l’Italia e il suo debito dalle convulsioni di una politica del tutto inadeguata. Una panoramica della stampa europea fa capire che rischiamo grosso grosso.

Noi parliamo di Recovery Plan, cioè di soldi europei, senza finora essere stati in grado di preparare una bozza di piano accettabile, in linea con i requisiti richiesti e da noi approvati. Stiamo totalmente ignorando che quei fondi hanno due scopi: 1. ristorare l’economia europea dei danni creati dalla pandemia e 2. alimentare le iniziative suscettibili di creare sviluppo e rinnovamento, perché è chiaro che il dopo Covid non sarà come il prima.

Ci sono riforme urgenti, importanti e richieste per ottenere i fondi: Giustizia, Burocrazia, lotta all’evasione fiscale e alla corruzione, mercato del lavoro. Noi niente. Continuiamo a trastullarci con interessi e ripicche, tutti d’accordo solo nel decidere ulteriori spese, contando di spendere soldi altrui. Ma così, se la UE riterrà di non confermarci il supporto (per indegnità, dico io), quei soldi non arriveranno, lo sviluppo non ci sarà. Al contrario, ulteriore declino. Sarà un disastro sociale, altro che ristoranti, vacanze, pensioni e discoteche.

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E’ necessario compattarci nel segno dell’Europa

18 gennaio 2021

Trovo stridenti i richiami alla situazione drammatica del Paese e il mantenimento di barriere, anche verbali, tra maggioranza (oltre che al suo interno) e opposizioni. Auspico che il governo – qualunque emerga dall’attuale pasticcio – sia un governo di conciliazione. Una conciliazione non solo come strategia politica e comunicativa, ovviamente, ma da dimostrare con i fatti, a cominciare dal disegno congiunto del recovery plan e il sostegno condiviso dello stesso presso l’Unione Europea.

Tra l’altro il Plan (PNRR) riguarda progetti da completare fino al 2026 e non sarebbe sensato approvarlo a maggioranza, comunque risicata, ben sapendo che da qui al 2026 di maggioranza ce ne sarà almeno un’altra e di governi forse anche di più. Il piano inoltre, a mio parere, dovrebbe essere affidato per la sua gestione e controllo ad un ente (autorità? commissione bicamerale? sottosegretariato specifico?) definito in accordo tra maggioranza e opposizione attuale, prevedendo nell’accordo che anche in caso di cambio di maggioranza non verrà toccato. Il PNRR riguarda largamente le prossime generazioni (Next Generation, come da definizione europea), non è accettabile che venga modificato al variare di interessi e ideologie politiche.

Oltre tutto l’accettazione europea del piano prevede che contenga riforme delicate come quelle della PA e della giustizia, che sarebbe molto meglio se venissero definite e realizzate nella concordia, dando per scontato che questa implica dei compromessi, inevitabili in politica, anche nella buona politica.

Una strategia della conciliazione potrebbe quietare un Paese in subbuglio, con risultati anche politici a breve non trascurabili: sfumare gli accesi conflitti Stato-Regioni, largamente stimolati dalle rivalità politico-elettorali, ed emarginare i leader e gruppi politici esplicitamente o implicitamente sfavorevoli all’Europa, che dovrebbe invece essere il nostro principale punto di riferimento

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