Massimobiondi.it - Tutti i diritti sono riservati
 

Post con parola chiave: PA

 
 

La PA si autovaluta (Marco Ruffolo)

21 settembre 2020

Articolo di Marco Ruffolo pubblicato sull’inserto Affari e Finanza de la Repubblica del 14 settembre 2020.

Sapete come fa il ministero degli Esteri a verificare in che misura viene raggiunto l’obiettivo di “tutelare gli interessi nazionali nel bacino del Mediterraneo”? Lo fa misurando “il numero di incontri bilaterali con i Paesi di competenza”, nonché “il numero di comunicati congiunti concordati con i principali partner internazionali”. Pensate forse che il ministero della Giustizia, per misurare l’efficacia dei suoi corsi di formazione e aggiornamento, verifichi quanto effettivamente abbiano appreso i partecipanti al corso? Niente affatto: controlla semplicemente che “il loro grado di soddisfazione” arrivi al 90%. E il ministero della Salute? Pensate che tra i suoi obiettivi ci siano i tempi e la qualità delle prestazioni sanitarie erogate sul territorio nazionale? Nulla di tutto questo. L’obiettivo è un altro: riuscire ad aumentare “la percentuale di documenti a valenza esterna predisposti, rispetto a quelli da predisporre”.

Quando si parla non tanto di quello che lo Stato fa, ma di come valuta il comportamento dei propri uffici, si entra in un labirinto dove l’esigenza di dare servizi utili ai cittadini scompare, sostituita da una sola impellente preoccupazione: eseguire quante più procedure possibili, raggiungere un numero massimo di riunioni, comunicati, documenti. Insomma, non servizi reali ma obiettivi di carta. Poco importa se non serviranno a nulla o quasi.

 

È quanto emerge da uno studio dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani di Carlo Cottarelli, che ha provato a entrare in quel labirinto cartaceo, pomposamente battezzato “ciclo della performance”: centinaia di pagine che ogni amministrazione pubblica deve preparare tutti gli anni, prima scrivendo entro il 31 gennaio un Piano triennale, con tanto di obiettivi e di indicatori utili a verificarne il grado di realizzazione; poi redigendo entro il 30 giugno una Relazione, che dovrebbe valutare il raggiungimento o meno degli obiettivi. A scrivere questa Relazione sono gli Organismi indipendenti di valutazione (OIV). Li introdusse la riforma Brunetta nel 2009 con l’intenzione di dare le pagelle a chi ci amministra, ossia premi e penalità a seconda dei risultati raggiunti. Ce n’è uno in ciascuna amministrazione, e viene da essa stessa nominato. Insomma, un gioco che si ripete non di rado nel nostro Paese: i controllati che scelgono i propri controllori.

Ma a rendere ancora più assurdo il sistema, ci pensa la fervida immaginazione di chi è tenuto a indicare nero su bianco gli obiettivi da raggiungere. E’ proprio su questo aspetto che si sofferma lo studio dell’Osservatorio, il quale, dopo aver denunciato i ritardi con cui arrivano i documenti – solo il 69% delle amministrazioni ha presentato il Piano, e solo il 41% la Relazione – punta i fari su quattro ministeri: Giustizia, Salute, Interno e Affari Esteri. Tra i dieci obiettivi della Giustizia, uno solo riguarda in modo preciso la durata media dei processi civili. Il Piano 2020 prevede per il triennio un target medio uguale o inferiore a 376 giorni per i processi di primo grado. Ma ecco la sorpresa: nei due anni precedenti la durata media era stata, secondo il ministero, di 369 giorni nel 2018 e di 359 nel 2019. Insomma, ci troviamo di fronte a un obiettivo che invece di migliorare le cose, tende a peggiorarle. Un obiettivo che l’Osservatorio definisce con elegante eufemismo “poco ambizioso”.

Per il resto, i traguardi programmati dal Piano si limitano a riguardare il grado di utilizzo di procedure e strumenti, come ad esempio “la percentuale di uffici del Giudice di pace con servizi telematici attivi”. Nessuno però si preoccupa di andare a vedere a che cosa siano serviti quei servizi. La sanità: non uno dei dodici obiettivi del ministero della Salute si propone di ridurre i tempi e di alzare la qualità delle prestazioni erogate. Troviamo invece, tra gli altri target, il numero di “campagne promozionali su specifici rischi e malattie”, o la quantità di “pubblicazioni scientifiche in ambito medico”. Per promuovere gli interventi in materia di corretta alimentazione della popolazione, ci si preoccupa di andare a vedere – come si è già accennato all’inizio – la “percentuale di documenti a valenza esterna predisposti, rispetto a quelli da predisporre”. E il colmo è che per questo obiettivo il target di adempimento è inferiore al 100%: ossia – conclude l’Osservatorio – “si pianifica che non tutti i documenti da predisporre saranno predisposti!”.

Quando dalla salute passiamo alla sicurezza, il nostro viaggio tra le performance della Pa si fa ancora più complicato, perché il ministero dell’Interno ha pensato bene di affiancare a 21 obiettivi generali ben 137 obiettivi operativi intermedi. Una vera montagna di carta. In questo caso, anche l’Organismo indipendente di valutazione non risparmia critiche nella Relazione sulla performance. Critiche che però misteriosamente scompaiono nel documento finale di validazione. Quello che serve a distribuire i premi di risultato ai dirigenti. Alcuni target, poi, costituiscono dei veri e propri enigmi. Per esempio, per l’indicatore “numero di prodotti antincendio commercializzati controllati”, la soglia-obiettivo prevista è pari a 6: “numero che non si capisce bene a cosa si riferisca”, e con quale livello di partenza si confronti.

 

Il mistero non accenna a diradarsi quando passiamo ad esaminare le incongruenze che riguardano gli Esteri e la Cooperazione internazionale. Qui molti dei 24 obiettivi sono infatti espressi in termini assoluti e non, come ci si aspetterebbe, in percentuale. È il caso del “numero di uffici consolari dotati di strumentazione attiva per la captazione dei dati biometrici per il rilascio del passaporto”, o del “numero di domande di visto trattate dalla rete visti italiana nel triennio successivo”. Cifre che prese da sole non significano assolutamente nulla.

E si arriva infine al modo stravagante con cui gli Esteri valutano la “tutela degli interessi nazionali nel bacino del Mediterraneo”, misurata – come si diceva all’inizio – “dalla frequenza degli incontri bilaterali con i Paesi di competenza e dal numero di comunicati congiunti concordati con i principali partner internazionali”. Ossia, quel che importa è l’attività svolta, non i risultati raggiunti.

 

Post inserito in: dicono

Parole chiave: | |


Quota 100 e riforma burocrazia (Alberto Mingardi)

26 agosto 2019

Sono già 50mila gli impiegati pubblici che hanno fatto domanda per “quota 100” e si stima possano essere 100 mila entro la fine dell’anno. Gli enti locali temono contraccolpi. A Torino gli uffici decentrati dell’anagrafe verranno chiusi, per mancanza di addetti. Di per sé la cosa non è sorprendente. La pubblica amministrazione italiana ha un’età media molto elevata: è anziana, non solo perché assomiglia al Paese ma anche perché, nel corso degli anni, il blocco del turn over è stata una delle poche misure davvero efficaci di controllo della spesa. Per questa ragione, una misura come quota 100 è risultata “naturalmente” gradita agli impiegati dello Stato. Che cosa possiamo attenderci?

Sfoltire la burocrazia per l’Italia è una sfida non da oggi. Negli ultimi vent’anni, tutti i governi hanno annunciato battaglia, e tutti hanno presto deposto le armi. Va allora salutata con favore questa riduzione “spontanea” e inattesa degli organici? Oppure c’è da preoccuparsi, per la fornitura di servizi essenziali?

È il caso di non dimenticare che il governo gialloverde ha annunciato mezzo milione di nuove assunzioni nella PA. Immaginiamo siano, alla prova dei fatti, un po’ di meno: si tratterà comunque di uno sforzo importante. Non è chiaro, a oggi, se e quanto il reddito di cittadinanza renda meno attraente la prospettiva di un impiego pubblico, soprattutto al Sud. Il problema vero, però, al di là dell’offerta di lavoro è la domanda.

L’impressione è che l’intenzione del governo sia quella di riempire, una dopo l’altra, le caselle rimaste vuote. Anziché fare investimenti sui processi, si punta sostanzialmente sulla continuità delle funzioni oggi esistenti. La logica politica è cristallina: investire sui processi, per esempio sulla digitalizzazione, da una parte è costoso, dall’altra richiede azioni di coordinamento e razionalizzazioni. Al contrario, spendere per garantire un lavoro ad alcune persone verosimilmente significa guadagnarne la gratitudine elettorale, perlomeno al prossimo giro. Soprattutto in tempi di populismo, la politica promette, promette, promette. Ma a un certo punto qualche cosa, anche di diverso da ciò che aveva annunciato in campagna elettorale, deve mantenere.

Non serve essere un “liberista selvaggio” per capire che quello che lo Stato faceva vent’anni fa non è necessariamente quello che lo Stato dovrebbe fare oggi. Anche immaginando che il perimetro pubblico non arretri di un centimetro, le stesse funzioni possono essere svolte in modo radicalmente diverso.

Se chiedete a un imprenditore privato, che seguita a realizzare e vendere lo stesso prodotto che realizzava e vendeva alla fine del secolo scorso, come sono cambiati in quattro lustri le sue fabbriche e i suoi uffici avrete risposte sorprendenti. Qualcosa di simile dovrebbe avvenire pure all’interno della macchina dello Stato. Per non essere ingenerosi, va detto che esistono enti e amministrazioni che sperimentano e ottengono risultati: ma fare crescere di scala certi esperimenti, indipendentemente dal successo che hanno raggiunto, è difficile. Procedure farraginose, e soprattutto la paura di pagare pegno alle elezioni, hanno frenato i ministri più volenterosi.

Il risultato però è che senza un progetto anche gli effetti di quota 100 diventano una sorpresa difficile da gestire. E paradossalmente possono trasformarsi in un argomento per chiedere un aumento della spesa, allo scopo di fronteggiare le emergenze. Che è poi il modo in cui, da sempre, lo Stato amplia il raggio delle sue attività. Lasciandoci in eredità debiti e inefficienze.

Alberto Mingardi – La Stampa

Post inserito in: dicono

Parole chiave: | |