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Politica e propaganda (Ernesto Trotta)

30 settembre 2018

IL MOLOCH

La macchina propagandistica gialloverde è potente. E troppi lisciano il pelo.

di ERNESTO TROTTA | 30/09/2018

 

Non facciamoci illusioni. Ci aspettano mesi (forse anni, speriamo di no!) molto difficili.

Molto è stato detto e scritto sui possibili scenari che si aprono per il nostro Paese, molto si scriverà ancora, man mano che la realtà si dispiegherà sotto i nostri occhi.

Ecco, appunto, la realtà, “le” realtà (vere o fasulle, ma chi lo decide?), gli occhi, le orecchie, … i nostri sensi.

Per la prima volta stiamo sperimentando una conduzione politica tutta basata sui nostri sensi.

Non abbiamo al potere una “normale”, pur nella sua bizzarria, classe politica, abbiamo al potere una formidabile macchina di comunicazione, che spregiudicatamente sfrutta, violenta, solletica, i nostri sensi, piegandoli al suo volere.

Nulla viene lasciato al caso; ogni parola, gesto, situazione sono studiati per ottenere l’effetto voluto; in totale spregio della realtà, viene continuamente costruita e diffusa una realtà “pilotata”, funzionale allo scopo di conquistare il massimo del consenso.

Tutti noi cittadini, dal più avvertito al meno attrezzato, siamo bombardati da messaggi che ci giungono nei modi più disparati e mai casuali.

È sulla comunicazione che si gioca il nostro futuro e noi (riformisti, progressisti, ma anche moderati e conservatori) non siamo attrezzati a sufficienza per difenderci e contrattaccare.

È un compito che ovviamente spetta a tutti noi, ma in particolar modo spetta a chi contribuisce professionalmente alla comunicazione.

Oggidì, tramite i social, siamo tutti artefici del sistema comunicativo, e questa è proprio la caratteristica che lo rende controllabile ed orientabile con strumenti di distrazione di massa (troll, bot, fake news, falsi account, …).

Ma in ogni caso la comunicazione professionale, gestita da giornali, televisioni, radio, siti web, blog e quant’altro, ha ancora un peso consistente nella formazione della pubblica opinione.

Non riusciremo a combattere contro questo Moloch, se almeno una buona parte del mondo dell’informazione non prenderà coscienza del pericolo e si schiererà, con decisione, contro questa invasione scientifica e sistematica dei nostri sensi.

Lisciare il pelo al mostro, sperando di ammansirlo o farselo amico, è molto pericoloso. Questi, come quegli altri di 25 anni fa (Previti dixit), non fanno prigionieri. O sei con loro o sei contro.

Chi è contro (e deve deciderlo, una buona volta!) deve attrezzarsi al meglio per resistere prima e attaccare poi.

Ho parlato di “loro”, senza alcuna distinzione, in modo cosciente e meditato.

Perché a mio parere la prima cosa che bisogna evitare a tutti i costi è proprio quella di avventurarsi in sottili distinzioni alla ricerca del meno cattivo, del meno pericoloso, del più ragionevole.

Questi, prima di condividere una politica, sulla quale un accordo in un modo o nell’altro lo trovano e lo troveranno sempre, condividono una premessa, un “preambolo”, avrebbe detto Forlani (e più tardi Donat-Cattin), che è quello dell’occupazione del potere e del totale controllo dell’immagine e della comunicazione della “loro” realtà.

Se qualcuno pensa che io stia esagerando, lo invito a riguardare le foto del balcone con i cinquestelle in festa, o risentire le lucide parole di Salvini sull’Europa, o le esternazioni all’apparenza farneticanti di Di Maio sull’abrogazione della povertà, e via così.

Chi si può permettere tanta spudoratezza e tanta tracotanza sa che può contare su un sistema comunicativo tale da far passare tutto questo come “normale” storytelling.

E noi ci crediamo o no? Ci caschiamo o no? Ci ribelliamo o no?

Cari giornalisti, opinionisti, commentatori, conduttori, direttori, redattori vari, da che parte state?

Volete continuare a trincerarvi ipocritamente dietro la “completezza” dell’informazione, dietro “l’indipendenza” delle vostre testate, dietro il “noi diamo voce a tutti”, senza rendervi conto che la voce diventa una sola? E dice quello che serve al mantenimento ed all’accrescimento del potere?

Volete continuare a non vedere quello che è palesemente davanti ai nostri sensi, per poi fingere di stupirvi delle conseguenze, prevedibili, annunciate, prossime?

Pensiamoci bene. Le svolte della storia non sempre sono evidenti, spesso sono nascoste sotto il velo dell’evoluzione, del trasformismo, perfino della modernità.

Questa svolta è invece evidente, dichiarata, conclamata, squadernata davanti ai nostri sensi.

Se non la vediamo, è solo perché non vogliamo vederla.

E dobbiamo prendercene tutte le responsabilità.

Ernesto Trotta

Torino

da Uomini & Business  30 settembre 2018

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