Un manager maleducato
19 Marzo 2012
Se io fossi al posto di Marchionne probabilmente otterrei risultati anche peggiori dei suoi però, dovendo tra l’altro subire il confronto umiliante con competitor come Volkswagen, mi comporterei in modo molto ma molto meno arrogante. E andando a far visita al presidente del consiglio in una sede istituzionale non lo farei con indosso un maglione.
Ci vorrebbe più Italian style, mr. Marchionne, nelle auto e indosso.
Suppongo che se – e sottolineo se – Marchionne fosse stato assunto dall’Avvocato sarebbe stato indotto a comportarsi più urbanamente. Evidentemente allora anche in famiglia c’era più attenzione allo stile.
Una PA orientata al risultato
5 Maggio 2011
L’OECD (organizzazione europea per la cooperazione e lo sviluppo) rileva che il prodotto lordo pro-capite italiano continua a ridursi in rapporto a quello del 50% dei paesi più vivaci nello sviluppo e ritiene che le cause vadano ricercate nella scarsa efficienza della PA, che necessiterebbe di management orientato al risultato, e nella complessità normativa.
Un cane che si morde la coda, dico io, perchè il management attuale è senz’altro più orientato alle procedure che al risultato e le normative sono storicamente concepite per limitare al massimo gli spazi discrezionali dello stesso management. Lo scarso orientamento al risultato, in altre parole, è nel sistema non, fino a prova contraria, una carenza manageriale. Non, almeno, rispetto alle prestazioni finora richieste. E tuttavia non si può improvvisamente ampliare le deleghe e suggerire al management di guardare al risultato anche a costo di assumere decisioni autonome quando le ritengono utili per aggirare o superare grovigli burocratici. Difficilmente si assumerebbero la responsabilità, abituati come sono. Presupposto dell’empowerment è che il destinatario del potere desideri prenderselo e farne uso.
L’orientamento al risultato è un fatto culturale e organizzativo. Il modello burocratico è ispirato al concetto di scarsa autonomia operativa, minima delega, nessun rischio. Si è preteso di dare al funzionario pubblico la sicurezza dell’infallibilità attraverso la prescrizione pedante ed esaustiva delle mansioni, non degli obiettivi. Il funzionario pubblico cresce pertanto in un ambiente protetto, ovattato, comprensivo, poco esigente. A lui è chiesto solo di rispettare le procedure, e quello fa.
Il beneficio che l’introduzione degli strumenti informatici può portare in questo contesto è parziale, rispetto al potenziale. Modificare una procedura è semplice, modificare una cultura richiede tempi molto molto lunghi. Si può fare, certo. Il change management è un’attività costante in quasi tutte le organizzazioni, anche perchè il cambiamento è nei mercati, nelle persone, nelle tecnologie, in fondo nella vita. Si può iniziare anche nella PA. Il primo passo è identificare il cambiamento in questa direzione come obiettivo, disegnare la strategia.
Finora che io sappia non c’è mai stato un ministro che sia uscito allo scoperto dicendo: sapete che c’è? Che vogliamo con tempo e pazienza passare da una PA orientata alla procedura ad una orientata al risultato. Per fare ciò iniziamo subito investendo in un adeguato programma che prevede tra l’altro massicci interventi formativi e nuovi criteri di selezione e valutazione del personale. Chiedo ai cittadini da un lato di essere pazienti e comprensivi e dall’altro di monitorare i progressi. Noi vi terremo informati sui target che ci poniamo e sul grado di raggiungimento. Ci vorrà tempo, ma d’altra parte se mai si comincia…
Mourinho alla RAI
14 Luglio 2010
Il signor Massimo Liofredi è direttore della rete RaiDue. Sente odore di bruciato, cioè la possibilità di essere rimpiazzato nell’incarico, e si agita. Prepara, pare, un dossier a supporto di un’eventuale futura richiesta di reintegro e lascia intendere il suo malumore a qualche giornalista. Direbbe loro tra l’altro: “Quando Berlusconi mi chiamò per darmi la guida di RaiDue non mi chiese niente: mi disse soltanto di fare buona televisione”.
Personalmente non mi interessa chi dirige RaiDue. Ma sono sconcertato dall’idea che un dirigente possa serenamente e forse ingenuamente dire come cosa normale che il posto glielo ha dato personalmente Berlusconi e si dolga di non riuscire a ricontattarlo per placare le proprie ansie. Non solo: sempre stando al resoconto di Repubblica (12 luglio 2010) il dirigente sosterrebbe di “avere la stima di Fedele Confalonieri” e, dulcis in fundo, si chiede se “un manager serio può ancora lavorare senza protezioni”. Un manager serio?
Mi domando, retoricamente: 1) è tollerabile che il presidente del consiglio nomini personalmente il direttore di una rete RAI? 2) cosa hanno da dire in proposito i superiori del nominato e il consiglio di amministrazione dell’azienda? 3) qualcuno ha preso in considerazione l’ipotesi che il citato presidente possa essere un tantino in conflitto di interessi, in quanto proprietario dell’azienda direttamente concorrente? 4) e quando mai un manager ha difeso il suo operato citando a conferma la stima che godrebbe presso il capo dell’azienda concorrente?
E’ completamente assurdo ritenere che il citato Liofredi sia stato messo li dai concorrenti in quanto, secondo i medesimi, non sarebbe stato in condizione di nuocere ai loro affari?
Mi piacerebbe sapere se Massimo Liofredi, all’atto della propria presentazione, abbia escluso di essere un pirla, come Mourinho.