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L’Italia va male perché si lavora male?

23 gennaio 2021

Io che ho i miei anni lamento da tempo con amici, anche più giovani, un certo degrado di preparazione, di attenzione, un che di rilassato nel personale operante tanto nel privato che nel pubblico. Lo faccio sottovoce perché vorrei evitare gli sbuffi, comprensibili, ogni volta che qualcuno dice “ai miei tempi” o cose simili. Ma quando ce vo’…

So di essere un perfezionista: come dirigente ero senz’altro del tipo pignolo, diciamo pure rompiballe. Dunque ora sono forse più sensibile e intollerante verso il pressapochismo, la superficialità. Ma ne vedo talmente tanta in giro! E non solo io o i miei coetanei.

Da molti anni quelli come me lamentano carenze formative: nella scuola, nell’Università, nelle imprese, nella burocrazia. Il lasciar correre è molto cresciuto ovunque. Diciamo pure la sciatteria.

La politica ha portato nelle organizzazioni pubbliche sempre più dirigenti fedeli a “chi li ha messi lì” indipendentemente dai meriti; le imprese private hanno largamente economizzato sulla formazione del personale, crisi o non crisi; le famiglie hanno relegato in secondo piano (e oltre) l’istruzione come passaporto per la vita, per salire nell’ascensore sociale. Escluse, beninteso, quelle che si trovavano già in alto e hanno potuto garantire ai pargoli lauree di prestigio, anche plurime. Nella società sembrano in maggioranza quelli che invece di pensare a come salire vorrebbero fare scendere quelli sopra: lo dimostra il crescere di rabbia, rancore, invidia. Per molti pare che un buon futuro, la “sistemazione”, possa venire da episodi, da un comparsata al grande fratello a una conoscenza influente, invece che dall’impegno serio, costante.

Non ho statistiche per valutare quanto i fattori citati influenzano la qualità complessiva del Paese ma credo molto, comunque. E credo che il problema vada analizzato anche alla luce di alcuni dati, che vanno dalla non crescita al costo dello Stato in rapporto alle prestazioni. Difficile escludere che il calo qualitativo individuale non sia da mettere in relazione al nostro declino.

Un acuto e informato osservatore, lamentando inciampi burocratici, servizi carenti, ritardi, scarsa partecipazione, e riferendosi a tutta Italia dava la sua ruvida ma sintetica spiegazione: la gente lavora col culo.



 

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