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E’ necessario compattarci nel segno dell’Europa

18 gennaio 2021

Trovo stridenti i richiami alla situazione drammatica del Paese e il mantenimento di barriere, anche verbali, tra maggioranza (oltre che al suo interno) e opposizioni. Auspico che il governo – qualunque emerga dall’attuale pasticcio – sia un governo di conciliazione. Una conciliazione non solo come strategia politica e comunicativa, ovviamente, ma da dimostrare con i fatti, a cominciare dal disegno congiunto del recovery plan e il sostegno condiviso dello stesso presso l’Unione Europea.

Tra l’altro il Plan (PNRR) riguarda progetti da completare fino al 2026 e non sarebbe sensato approvarlo a maggioranza, comunque risicata, ben sapendo che da qui al 2026 di maggioranza ce ne sarà almeno un’altra e di governi forse anche di più. Il piano inoltre, a mio parere, dovrebbe essere affidato per la sua gestione e controllo ad un ente (autorità? commissione bicamerale? sottosegretariato specifico?) definito in accordo tra maggioranza e opposizione attuale, prevedendo nell’accordo che anche in caso di cambio di maggioranza non verrà toccato. Il PNRR riguarda largamente le prossime generazioni (Next Generation, come da definizione europea), non è accettabile che venga modificato al variare di interessi e ideologie politiche.

Oltre tutto l’accettazione europea del piano prevede che contenga riforme delicate come quelle della PA e della giustizia, che sarebbe molto meglio se venissero definite e realizzate nella concordia, dando per scontato che questa implica dei compromessi, inevitabili in politica, anche nella buona politica.

Una strategia della conciliazione potrebbe quietare un Paese in subbuglio, con risultati anche politici a breve non trascurabili: sfumare gli accesi conflitti Stato-Regioni, largamente stimolati dalle rivalità politico-elettorali, ed emarginare i leader e gruppi politici esplicitamente o implicitamente sfavorevoli all’Europa, che dovrebbe invece essere il nostro principale punto di riferimento



 

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