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La letteratura in edicola negli anni sessanta

14 febbraio 2020

Poi dice che uno apprezza i tempi andati perché è ora vecchio e in quei tempi era giovane. E’ probabile.
Ma, tanto per dire, nel 1965 è scoppiato un fenomeno sociale molto rilevante: il lancio della collana Oscar Mondadori.
Libri tascabili, 350 lire, uscite settimanali in edicola. Prima uscita Hemingway, Addio alle armi: 60.000 copie vendute in un giorno. Un successo clamoroso che continuerà negli anni.

C’era già la BUR, per la verità, edizioni economiche dell’editore Rizzoli, ma era come datata, poco conosciuta da noi adolescenti. Per noi gli Oscar, spesso comprati regolarmente per farne una raccolta senza numeri mancanti, segnavano l’iniziazione alla letteratura, classici compresi, e divennero comune argomento di conversazione. Nonché, naturalmente, un appassionante strumento di stimolo alla riflessione e alla comprensione, anche di noi stessi.

Oggi altri tempi, altre risorse, altri interessi per i giovanissimi. Non intendo criticare, ogni cosa a suo tempo. Ma ho la sensazione che il contesto nel quale siamo cresciuti noi fosse più favorevole allo sviluppo umano. Lo dico senza nostalgia: quello che è letto è letto.

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Le foibe e la brava gente

9 febbraio 2020

Una tragedia le foibe. E scandaloso non averne parlato per quarant’anni, pur sapendo. Come, d’altra parte, non si parlava del dopoguerra attivo e armato di alcune bande partigiane nostrane.

Ma adesso che finalmente se ne parla perché omettere che le popolazioni istriane, le stesse che nelle celebrazioni di oggi si chiamano “i titini”, hanno subito le peggiori nefandezze ad opera degli italiani negli anni precedenti, durante la colonizzazione fascista?

Loro, sloveni e croati, parlano di un milione di morti (su 15 milioni di abitanti) per la nostra guerra, le nostre fucilazioni, i nostri infoibamenti. Magari esagerano, ma perché non riconoscere che anche i nostri avi si sono comportati in modo infame?

Non solo in Istria e Dalmazia, naturalmente.

E perché non ricordare quanti istriani e dalmati – ai quali era proibito anche parlare la loro lingua – sono emigrati per sfuggire alla feroce dominazione italiana?

E perché ancora, parlando dei profughi in fuga dai titini, non ricordiamo che in Italia sono stati accolti malissimo dalla popolazione? Rifiutati, spesso, come poi i meridionali al Nord e ora gli immigrati africani. “Ci rubano il lavoro” si diceva, allora come oggi.

Perché non ammettere che gli italiani in fondo non sono “brava gente” come si dice. Non più degli altri popoli, almeno. Cattivi la loro parte, quando càpìta.

Se dopo tre generazioni non riusciamo ancora ad affrancarci dal nostro passato (fascisti vs. comunisti….) è perché col passato non facciamo mai i conti e non li facciamo anche perché il racconto dei fatti è raramente onesto ed esauriente. Si va avanti per pregiudizi, ancora credendo che la maggioranza degli italiani non è mai stata fascista e non ha mai mancato di rispetto agli ebrei. Ebrei italiani, per la precisione.

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