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Altri tempi, altro popolo (Lino Ricchiuti)

23 febbraio 2018

Era il 13 giugno 1984 quando il Segretario del MSI Giorgio Almirante andò a rendere omaggio a Enrico Berlinguer, scomparso a Padova l’11 giugno.

In quella calda giornata Almirante si incamminò spedito verso la vicina sede nazionale del Partito comunista italiano. Davanti al palazzone di via Botteghe Oscure una folla commossa, crescente, si accalcava in silenzio. Attendeva paziente di poter rendere l’ultimo saluto al segretario del partito.

Per questo, probabilmente, pochi fecero caso a quello smilzo signore coi baffetti. Nessuno deve averlo riconosciuto subito.

Anche perché nessuno avrebbe potuto immaginare quel che stava accadendo. Che cioè il nemico, il più distante e forse il più odiato avversario politico della sinistra comunista potesse trovarsi lì da solo. Almirante riuscì a mettersi in fila. Posizionandosi in una delle code formate da tutti quei militanti che aspettavano mesti di varcare l’enorme portone del Bottegone. Certo è che, improvvisamente, un brusio cominciò a levarsi. E che quegli uomini e quelle donne in attesa volsero lo sguardo verso lui, verso quell’uomo distinto e impassibile. Increduli molti. Stupiti.

L’efficiente servizio d’ordine del Partito di allora, individuato l’ospite inatteso ne diede subito notizia ai dirigenti del partito che stazionavano all’interno.

Qualche minuto e Giancarlo Pajetta fendendo la folla raggiunse Almirante e lo invitò a seguirlo. Quel giorno, quel 13 giugno del 1984, il Segretario del Movimento Sociale Italiano entrò per la prima ed unica volta nel palazzo della direzione del PCI e chinò la testa dinnanzi al feretro del Segretario comunista morto a Padova.

Quattro anni dopo, proprio Pajetta guidò la delegazione del PCI che rese omaggio a Giorgio Almirante e Pino Romualdi, scomparsi il 22 maggio 1988: la signora Nilde Iotti, comunista, Presidente della Camera, abbraccia Donna Assunta Almirante: “Sarebbe strano se stamani non fossi qui a rendere omaggio a suo marito. E’ stato un uomo politico impegnato in Parlamento, dove ha sempre tenuto un atteggiamento di grande correttezza.”

Dice Giancarlo Pajetta: “era venuto a trovarci quando Berlinguer era come lui è oggi. L’ abbiamo ricevuto come qualcuno che capisce che oltre il rogo non c’è ira. Siamo stati avversari, ma non nemici: avremmo potuto esserlo, ma le circostanze lo hanno evitato”. Pajetta parla a lungo anche con la figlia di Romualdi: “Suo padre solo qualche mese fa mi aveva detto di riguardarmi, di non stancarmi….”

Gesti forti, di stima, rispetto, civiltà, verso avversari irriducibili ma leali. Perché leali, seppur su opposte barricate, lo erano stati tutti.

Lino Ricchiuti (pubblicato in Facebook)



 

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