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Scuola novecentesca e nativi digitali

2 aprile 2017

La ministra dell’Istruzione chiede 25mila assunzioni. Normale domandarsi e domandarle: perché? Con quali obiettivi? Per insegnare che cosa?

Anche i nuovi assunti, come già i 7/800mila attuali, dovrebbero formare dei nativi digitali, che già all’asilo smanettano forsennatamente sui tablet, non solo per giocare.
Gli insegnanti di oggi, a maggior ragione se neo assunti, hanno infatti a che fare con ragazzi per i quali la rete, gli strumenti per usarla, i social media sono pane quotidiano. Il che non si può dire per i docenti, nel complesso.

È possibile che di fronte a nuove assunzioni non ci si pongano domande su come deve essere la scuola che deve formare i nativi digitali? Quelli le nozioni le trovano tutte in rete all’occorrenza e perciò usano la memoria naturale in maniera molto parziale. Loro, gli studenti di oggi, vedranno il mondo evolvere profondamente e vi si adegueranno senza alcuno sforzo. E gli insegnanti?

La scuola tradizionale sembra inadeguata alla bisogna, anche perché pare evidente che per i ragazzi l’apprendimento avviene diversamente da come avvenne nei tempi pre-digitali. Il loro apprendimento è di tipo esplorativo, acquisiscono conoscenze interagendo, non solo ascoltando e prendendo appunti.
E anche la stessa pretesa che lo smartphone, che per i ragazzi è una protesi irrinunciabile, debba essere lasciato fuori dalla scuola è arcaica. Loro non vivranno mai senza uno smartphone o sue evoluzioni future, perché dovrebbero farlo in classe?

Non possiamo replicare i modelli educativi novecenteschi perché quelli e non altri si addicono al personale docente attualmente disponibile. Perciò dobbiamo intenderci (appello alla politica): se il ministero deve mantenere la funzione di primo ufficio di collocamento del Paese non è necessario modificare nulla, nemmeno il ministro. Se però deve diventare il riferimento per lo sviluppo intellettuale e personale delle nuove generazioni, mettendole in condizione di adeguarsi al meglio al futuro, qualunque esso sarà, allora va cambiato molto, se non tutto.
In questo secondo caso con pesantissime ricadute sociali nel breve termine, inutile nasconderselo. Ma la prima soluzione, difendere lo status quo, non le evita comunque: le posticipa soltanto, scaricandole su altri soggetti. Come il debito pubblico.



 

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