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Riflessioni a vanvera n.33

18 marzo 2017

A Vanvera (33)

di Massimo Biondi

 

Olanda (Europa)

Gran sollievo della maggior parte dei politici e della stampa perché in Olanda non hanno vinto gli xenofobi anti-Islam e anti-Europa. Era già andata più o meno così in Austria, in dicembre, e secondo Bloomberg anche il partito anti immigrati e anti UE al governo dal 2015 in Finlandia avrebbe dimezzato i suoi consensi, secondo i sondaggi. Bene.

Però per come è andato il voto in Olanda ora dovranno mettersi insieme da quattro a sei partiti per fare maggioranza.

Situazione che potrebbe essere istruttiva anche per il nostro prossimo futuro, con l’aggravante non da poco che là sono olandesi e qui no.

 

Un brutto passo indietro.

Via i voucher. Niente referendum, niente voucher.

È probabile che avrebbero votato per l’abrogazione i simpatizzanti CGIL e i numerosi antipatizzanti del governo (di Renzi, diciamo), anche quelli che dei voucher, o buoni lavoro, sanno poco o nulla. Però altri sindacati non erano d’accordo e il quorum non era per nulla scontato.

La maggioranza tuttavia ha preferito evitare la prova. Ha preferito cioè non difendere il proprio punto di vista, una legge che aveva sostenuto e che il Parlamento ha approvato. Male, molto male e ben poco promettente. Da una sconfitta possibile a una sicura, immediata ma di altro tipo.

Un’altra sconfitta per quella minoranza non particolarmente agguerrita di italiani che ritiene il Paese riformabile con un po’ di buona volontà.

 

Propaganda sempre, politica mai

Alla Camera si discute di una delle leggi mancanti in un Paese che di leggi ne ha troppe: quella sul testamento biologico. Aula deserta. Tanto poi l’eventuale approvazione sarebbe priva di effetto finché non ci sarà l’approvazione anche del Senato. Finirà prima la legislatura, evitando così conflitti fra possibili alleati nel prossimo Parlamento, eletto col sistema proporzionale.

 

La politica urla perché è debole

Nel frattempo però il Parlamento, ben lungi dal proporre e discutere come mettere pezze qua e là a situazioni difficili e bisognose di intervento, si dedica con partecipazione e seguito mediatico ad insulse manifestazioni come la sfiducia personale al ministro Lotti, la ancor più insulsa – ma politicamente carognesca – richiesta al governo di revocargli le deleghe e la vicenda del senatore Minzolini.

Trattasi, va detto, di un Parlamento di pessima qualità, giudicandolo dal lato degli interessi del Paese. È quel Parlamento di molti bersaniani e molti grillini che quando fu eletto, nel 2013, fece pensare al rinnovamento: più giovani, più donne, molti nuovi parlamentari.  Ma erano sherpa di partito e sprovveduti frequentatori del web.

 

Facile a dirsi

In Alitalia si riparla di capitali da reintegrare, posti di lavoro, nuovi manager e nuove strategie. Quella del momento parrebbe buttarsi nel low cost.

A me pare una scemenza.

Il personale Alitalia non è per nulla low cost e non credo proprio che ne abbia la mentalità né che i contratti di lavoro in vigore siano in linea con le esigenze di una compagnia di quel tipo. Non basta assumere e strapagare qualche manager esperto per convertire un’azienda che culturalmente pare ancora molto “carrozzone pubblico”.

La componente umana e culturale è tuttora ritenuta da qualcuno un fattore flessibile, ma la storia dimostra che non lo è affatto. Quando falliscono le fusioni spesso il motivo è la mancata osmosi tra gruppi di persone. E quando falliscono le riconversioni il più delle volte c’è di mezzo la resistenza delle persone. Gli esseri umani sono straordinariamente legati alle abitudini, i lavoratori anche a prerogative e privilegi, spesso confondendo le une con gli altri.

 

Sono vecchie le mamme d’Italia

Le mamme italiane sono le più vecchie d’Europa (notizia de IlSole24Ore tornato in edicola). Il primo figlio arriva in media a 30,8 anni e le italiane sono anche le donne che fanno meno bambini, con un tasso di fertilità dell’1,35.

Non può essere solo un problema di welfare e di lavoro. Giocano senz’altro fattori culturali, ma senza dubbio i lamentosi diranno che la colpa è dello Stato.

 

Beata ignoranza

600 professori hanno redatto un appello pubblico chiedendo l’intervento di Governo e Parlamento per combattere l’ignoranza che pare non sufficientemente filtrata durante i diversi cicli scolastici. “Nelle tesi di laurea – scrivono – ci sono errori da terza elementare. Bisogna ripartire dai fondamentali: grammatica, ortografia, comprensione del testo, eccetera”. Errori contenuti nelle tesi di laurea, è bene ribadire, cioè dopo almeno 17 anni di studio.

E il lamento sembra giustificato anche dalla quantità di strafalcioni colti negli esami di abilitazione (insegnanti, medici, avvocati, architetti, commercialisti) che regolarmente riportati dalla stampa creano un divertimento amaro e qualche preoccupazione.

Direi che non è nemmeno più tempo per incolpare il ’68. Quelli del sei politico viaggiano oggi sulla settantina. Ci sarebbe stato tempo per rimediare, volendo.

 

Usate i mezzi pubblici

I mezzi pubblici di Milano sono sponsorizzati. Lo sponsor applica alle vetture i propri marchi, colori e slogan, anche sui finestrini. Il mezzo appare completamente ricoperto, come se fosse della ditta sponsor.

Alcuni sono simpatici, festosi, ma gira anche un tram tutto blu scuro sponsorizzato senza discrezione da un’impresa di pompe funebri. Come dire: ricordati che devi morire…Noi in quel momento ci saremo.

Anche questo è marketing, ma pare che quel tram giri quasi vuoto. Gli scaramantici aspettano il successivo.

 

Milano, autobus. Una ragazza capellona tatuata e piercingata seduta vicino alla porta non alza lo sguardo per molti minuti dal suo smartphone sul quale digita velocemente con evidente perizia. Improvvisamente alza la testa e urla (voce molto alta, molto, la sentono tutti): “cazzo! Dovevo scendere!” E si butta imprecando tra le porte che si stanno chiudendo, perdendo una scarpa tipo sneakers, lacci apparentemente allacciati. Il mezzo prosegue con la scarpa a bordo. Scesa alla fermata sbagliata, già incazzatissima prima e ora anche senza una scarpa, ma non pioveva.

 

Milano, autobus. Una signora tutta imbacuccata, borsone in una mano, smartphone nell’altra, sale dalla porta vicino al conducente e immediatamente gli dice: “può spegnere il riscaldamento?” Senza un buongiorno, uno scusi, un per favore. Niente. Poi va a sedersi senza aspettare la risposta, che peraltro, opportunamente, non arriverà.

 

Milano, tram. Lo sponsor non è quello del memento mori. C’è un’insegnante con alcuni studenti grandicelli, almeno ginnasiali (parlano di ora di greco). L’insegnante, di mezza età, si alza poco agilmente e avvicinandosi all’uscita dice “sono tutta acciaccata”. Il ragazzo dietro di lei, un animalone largo e lungo, chiede: “acciaccata? Che vuol dire prof?” La prof spiega il significato. La parola indolenzita pare risolvere. Ma un altro giovanottone è stupito: “ma va! È sicura? Io sapevo che voleva dire confuso, o qualcosa di simile”.

Scendono e ciao. Fine del cabaret. Naturalmente ho testimoni.

Agli sceneggiatori a corto di idee Cesare Zavattini suggeriva: usate i mezzi pubblici.

 

Pubblicato da “Nel Futuro – web magazine di informazione e cultura” – 18 marzo 2017



 

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