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Riflessioni a vanvera n.26

26 gennaio 2017

Leggi elettorali
Parlamentari e non, politici generici e dilettanti, stampa, naturalmente: tutti a discutere se si può votare con la legge elettorale corretta dalle decisioni della Consulta. Si, no quando. Chi vuole e chi no. Con rettifiche o senza. Chi ci sta davvero e chi per finta. Una noia mortale, anche per uno che segue la politica.
Forse al fondo del discutere c’è una ingiustificata frenesia nel modificare le leggi elettorali. Ci sono Paesi democraticissimi che non le modificano da decenni. Semmai è la politica che si configura in base alla legge esistente. Qui il contrario. Un handicap ulteriore, politico culturale e democratico

Elezioni: piccole note in merito
1) il Presidente non è che scioglie le Camere perché gli sembra ora o perché è desiderio di qualche parte politica. Lo fa solo se in Parlamento non esiste una maggioranza. Ora c’è, perciò quei discorsi sono tutti a vanvera, come le lettere aperte a lui indirizzate e le rituali manifestazioni di piazza. Pura propaganda
2) C’è anche un governo legittimamente in carica che avrebbe tante cose da fare: tutte quelle lasciate in sospeso dal precedente e qualcosa di nuovo, non marginale. I problemi da affrontare sono in gran parte gli stessi, i ministri anche, perciò li conoscono già. Che agiscano! Ci sono esigenze urgenti.
3) L’unico che potrebbe effettivamente far mancare la maggioranza, forse, è Renzi. Secondo me se lo fa segna la sua fine (fermo restando che in Italia non finisce definitivamente mai nessuno). Ma se lo vuole fare deve imporre al PD il ritiro della fiducia. Che ci metta la faccia, come dice lui
4) Nel frattempo però Renzi è a capo del PD: ci lavori, che ce n’è un gran bisogno. La Consulta gli ha messo in mano la possibilità di decidere chi e come mettere in lista: se non riforma il partito nei prossimi mesi, tanto più andando ad elezioni nel 2018 come da calendario, non lo farà più. Penso che sia un banco di prova importante per capire se è uno statista, un grande politico o solo un grande comunicatore politico.
5) Paiono strumentali anche le richieste di rendere omogenee le leggi elettorali per Camera e Senato. Non lo sono mai state nella storia della Repubblica e non lo prevede la Costituzione. Un altro modo per nascondere scopi che si preferisce non dichiarare apertamente.

Le cronache politiche dovrebbero essere suddivise in tre categorie: i fatti, le opinioni, la propaganda. Al momento gli spazi a me sembrano suddivisi rispettivamente 10% (sono generoso) 30% e 60%. A condizione di separare le opinioni dalla propaganda, che spesso è impossibile.

Credenze popolari
La micidiale interazione fra politica di basso livello e stampa di livello pure inferiore crea potenti campagne propagandistiche che, anche causa eco da social network, rafforzano negli elettori più sprovveduti convinzioni assolutamente strampalate: che il governo sia illegittimo perché non eletto da nessuno; che il Parlamento sia pure illegittimo perché di nominati e in quanto frutto di una legge incostituzionale; che Mattarella non sciolga le camere perché è ostile a questo o a quello; che i parlamentari siano mascalzoni che tirano avanti comunque, fregandosene del popolo che soffre, per difendere il loro ricco vitalizio.
Tutte balle, naturalmente. Solo sull’ultimo punto credo siano utili due precisazioni: 1) non di vitalizio – comunque non particolarmente ricco – si tratta ma di pensione, poiché verrebbe percepita solo a 65 anni e calcolata con un metodo di tipo contributivo, come per qualunque altro lavoratore. I vitalizi in quanto tali infatti sono stati aboliti (come il finanziamento ai partiti) 2) quale è quella categoria le quale, prospettatole il licenziamento per l’anno successivo, si da da fare per anticipare la perdita del lavoro e dello stipendio?
A volte non è tanto bassa la morale dei politici quanto troppo alta l’aspettativa dei critici. Pregiudiziali, ovviamente.

Parlamento impegnato
Nonostante tutto però il Parlamento lavora, è sempre sul pezzo, pronto ad intuire le esigenze della società in costante evoluzione e, per una buona parte, in sofferenza.
Lo dimostra la Commissione di inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro, trenta deputati e trenta senatori. Ogni tanto i sessanta fanno due chiacchiere con qualcuno informato dei fatti. I superstiti. Ultimo sentito Giuseppe Zamberletti, democristiano attempato. Roba vecchia? Macché: l’audizione è attuale, gennaio 2017. Hai visto mai Zamberletti – padre politico della protezione civile – avesse qualcosa di nuovo da dire?

Un uomo solo al comando
Ricerca di Ilvo Diamanti: gli italiani vogliono l’uomo forte. E dov’è la novità?
Naturalmente molti avranno in mente una persona specifica. Qualcuno se stesso, se no da Grillo a Fabrizio Corona, da Maria De Filippi a Sgarbi vanno bene tutti. A una minoranza, comunque, perché non si vede chi potrebbe godere del sostegno del 50% più uno. E tutti gli altri potranno felicemente lamentarsi e festosamente coalizzarsi per abbatterlo.

Problemi
Come non si stancano di ripetere da anni tra gli altri Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, un enorme problema italiano, più grave della legge elettorale imperfetta, è lo scarso incremento della produttività. “In un ventennio – scrivono Alesina e Giavazzi – la produttività oraria nelle aziende italiane è cresciuta del 5 per cento. Negli Stati Uniti, nel medesimo periodo, otto volte di più: 40 per cento. In Francia, Gran Bretagna e Germania sei volte di più. Anche Spagna e Portogallo hanno fatto meglio: più 15 per cento in Spagna, tre volte più che noi, e più 25 per cento in Portogallo, cinque volte di più”.

Noi siamo fermi, preda di una certa inerzia di una parte dell’imprenditoria nonché di quelli non più chiamati lacci e lacciuoli – le mode passano – ma che rimangono: vincoli, limiti, regolamenti, ridondanze, potere di fare concesso con straordinaria precauzione, al contrario di quelli di veto che sono copiosamente diffusi.
Il mondo cambia, noi no. Ecco un problema enorme che chiunque governi deve mettere in cima alle priorità.

Autorità
Non è estraneo al mancato incremento della produttività nemmeno il minuzioso frazionamento delle responsabilità che caratterizza tutta la pubblica amministrazione italiana, e non solo. Si è visto anche in occasione delle calamità che hanno colpito il centro Italia quanti enti fossero coinvolti, ciascuno con proprie regole, priorità e risorse. Un reticolo che se va tutto al meglio rallenta il lavoro, al peggio lo ostacola. E parallelamente c’è una magistratura che apre fascicoli a tutto spiano, così da procurare guai a chiunque abbia osato eccedere anche marginalmente le proprie deleghe. Incoraggiando perciò massimamente il “non è compito mio”, frase più praticata della stessa “la legge è uguale per tutti”.
Senza dimenticare i TAR, che non di rado intervengono a bloccare per tempi non brevi azioni già lecitamente avviate.
Un insieme di regole che si direbbe concepito nel segno di una scarsissima stima delle singole persone, con il risultato di scoraggiare le migliori.

Magistratura rising star
In Italia la magistratura condiziona leggi elettorali – quanto di più squisitamente politico – e carriere politiche. Prende gli spazi che la politica debole non copre, si dice. In Brasile sono proprio i politici, quelli dell’opposizione, che hanno chiesto l’intervento della Corte Suprema ritenendo incostituzionale il severo piano di austerità approvato dal Senato.
Lacrime sangue ed ermellini.

Tutti pescatori
C’è un business che apparentemente cresce anche in Italia: la pesca. Però solo in Sardegna e solo nella zona di Capo Teulada. Lì i pescatori o sedicenti tali sono sempre di più e ne arrivano continuamente di nuovi, anche dalla Sicilia e dal continente.
I maligni dicono però che l’afflusso non abbia nulla a che fare con la pescosità ma sia da attribuire al fatto che la zona è servitù militare e perciò la pesca è proibita. Di conseguenza i pescatori vengono indennizzati dallo Stato. Circa 16.000 euro l’anno a persona. A persona, non a barca. Anche chi in mare, dicono i locali, non ci è mai uscito, nemmeno una volta.
Ho l’impressione che il reddito di cittadinanza potrebbe avere un successo straordinario.

Sorry
BT ha dovuto rivedere le stime sul bilancio fiscale dell’esercizio che chiuderà nel prossimo marzo. C’è un Paese, dei tanti nei quali British Telecom opera, che ha assunto “comportamenti impropri”, detto in stile british. In quella filiale è stata messa in pratica una “estesa e complessa serie di artifici contabili per far apparire utili maggiori di quelli reali per un valore di ben 530 milioni di sterline”. All’annuncio il titolo BT ha perso circa il 20% in Borsa.

Dove il bilancio è stato così pesantemente taroccato?
Indovinato: in Italia. Eh beh, certo, qui abbiamo una certa inclinazione per l’estetica. Anche di bilancio. Sono sorpreso anche perché quando ci lavoravo mi sembrava che il controllo di gestione di BT fosse estremamente accurato ed efficace. Ma forse il tonto ero io che non vedevo le opportunità.

Tu quoque?
L’ex comandante della polizia antidroga di Helsinki, luogo ritenuto praticamente corruption-free, è stato condannato a 10 anni di carcere con l’accusa di traffico di stupefacenti e altri reati.
Ma anche la ex ministra delle Finanze francese è stata giudicata negligente per avere approvato nel 2008, pare con superficialità, un premio consistente a beneficio di un uomo d’affari. La notizia risiede nel fatto che la ministra in questione era Christine Lagarde, oggi rigorosa direttrice del Fondo monetario internazionale.

Patriottismo
Confermato l’interesse di Intesa SanPaolo verso Generali/Mediobanca. Naturalmente la mossa è preventivamente catalogata da certa stampa molto accomodante verso i grandi capitali come difesa dell’italianità. Come sono patriottiche le banche italiane! Si sacrificano per tutelare l’interesse nazionale minacciato da quei cinici speculatori francesi o tedeschi. Il Piave mormora ancora.

Abitudini
Il parlamento di Mosca ha approvato in prima lettura un disegno di legge per depenalizzare alcune forme di violenza domestica. Le aggressioni meno gravi verrebbero infatti rese di rilevanza solo amministrativa, perché sono ritenute “in linea con le tradizioni famigliari russe”.
Parallelamente l’amico Trump – amico di Putin – ha espresso l’opinione che in fondo la tortura abbia una sua utilità.
Forse l’illuminismo è proprio finito.

 

Pubblicato da Nel Futuro – web magazine di informazione e cultura



 

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