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Riflessioni a vanvera n.25

21 gennaio 2017

Obama

Trump in carica. Obama scaricato. Ma è stato un buon presidente Obama? A parte un’uscita di scena non particolarmente elegante, che voto gli darà la storia? Fosse stato assassinato come Kennedy molto alto, probabilmente. Poiché auspicabilmente vivrà ancora a lungo e sarà preda di sorella morte quando i posteri saranno in grado di giudicare, non so. Valutazione sospesa, per ora. Con forti sospetti di insufficienza in politica estera.

Trump

E che presidente sarà Trump?
Quasi certamente la sua sarà una presidenza sorprendente: vedremo presto in che modo e misura.
Di Trump io non so nulla, evidentemente, come quasi tutti, anche quelli che ne immaginano le mosse. Un po’ di più credo di sapere di Unione Europea. La si conosce meglio. Ebbene, sono preoccupato.
Trump già fa sapere che l’UE è una roba inconcludente, con la quale non è facile dialogare e fare business. E non ha torto. La NATO così non va, dice inoltre, va riformata. E non ha torto. Putin non è un pirla: è un tipo col quale cercare accordi. Giusto. Brexit è una buona cosa, tra anglosassoni ci si intende. Indubbio, almeno da che sono state messe da parte le armi usate nella rivoluzione americana.

Da Trump messaggi chiari. E Bruxelles come reagisce?
Sempre ammesso che reagisca. Per ora direi che bofonchia.

Brexit

Theresa May ha illustrato il suo piano per Brexit: ha detto che il Regno Unito uscirà dal mercato unico europeo in modo chiaro e netto. Niente piede in due scarpe. Resterà “buon amico” dell’Unione Europea, ma questa non pensi di imporre condizioni punitive che scoraggino altri Paesi tentati di abbandonarla.  Meglio nessun accordo di un brutto accordo, per il Regno Unito.

Purtroppo al momento l’Unione non pare avere né la personalità per rifiutarle le amicizie né il calore umano per svilupparle.

UE

A Bruxelles dovrebbero preoccuparsi tutti, dai politici più in vista agli oscuri burocrati. La UE è minacciata da più parti: Trump e Brexit, come detto, con il primo che non si presenta proprio come un fan dell’Unione e la seconda della quale è difficile ora immaginare le conseguenze. Ma c’è altro: la conclamata incapacità di una gestione omogenea delle immigrazioni; gli accordi con la Turchia appesi a un filo e alle convenienze di Erdogan; le elezioni in Olanda, Francia, Germania, forse Italia nel 2017; alcuni Paesi membri che fanno ciò che credono senza che per questo venga messa in dubbio la loro partecipazione.
E poi, naturalmente, l’economia asfittica, con tensioni sulle politiche da adottare e sulla moneta, nonché, non ultimo, le istituzioni europee che ogni giorno di più si dimostrano strutturalmente inadeguate: lente, non autorevoli, poco stimate.

Mi pare che non ci sia alcun motivo per essere fiduciosi e mi pare anche che la preoccupazione maggiore non possa essere quella pur così spesso manifestata dei populismi, definizione sempre più inadeguata e insignificante. Se i populisti sono quelli che vogliono cambiare l’Europa è difficile non essere d’accordo. È sul come cambiarla, semmai, che si dovrebbe discutere.

E l’Italia?

Nulla di rilevante nel Paese la cui stampa è megafono di chi spara le boutade più assurde o insolenti e di chi si lamenta di più. Se spendi sei criticato sul “come” spendi, e cresce il debito. E allora ecco il vituperio della gestione Renzi. Se non spendi sei un maledetto servo dell’Europa, a sua volta al servizio della grande finanza. E allora ecco gli improperi alla gestione Monti. Se ti barcameni peggio ancora. L’Europa e i suddetti poteri ti fanno fuori. E allora ecco le contumelie all’ultimo governo Berlusconi.

Non c’è nulla da fare. L’Italia può essere governata solo dall’opposizione. Qualunque sia. A condizione di cambiarla più o meno ogni trimestre.

Talk show

Nel Paese dei talk show sembra una bizzarria la tracimante presenza televisiva dei giornalisti de Il Fatto Quotidiano.
Il giornale vende circa 45.000 copie giornaliere (dato ADS di novembre 2016 elaborato da Prima Comunicazione con Infolab). Meno di quelle vendute da l’Unione Sarda, i cui giornalisti però sulle reti nazionali non si vedono mai.
E allora come si giustifica l’enorme disparità?
Io direi: l’urlo. L’attitudine all’urlo. L’opposizione dura e non sempre pura a tutto ciò che è potere costituito, governo, istituzioni (Magistratura esclusa, salvo rare eccezioni), politica ragionata, valutazioni oggettive. La capacità innegabile di diffondere malumore.

I tenutari di talk show invece di esporsi personalmente fanno audience mandando avanti quelli che in altre circostanze si sarebbero potuti chiamare utili idioti. L’urlo, si sa, fa audience. La gente adora lamentarsi, protestare, accusare, criticare, trovare colpevoli, addebitare a qualcuno le proprie frustrazioni. Se tutto ciò lo fa la TV si addormentano più soddisfatti (“l’ha detto la televisione”, anche se poi era il signor Travaglio o tale Feltri Stefano, da non confondere con gli omonimi giornalisti).
Al contrario dell’accusa, il ragionamento è noioso, impegnativo, fa cambiare canale, oltre a provocare la complicazione di un certo sforzo mentale che, come provato, la televisione tende ad annullare inducendo ad una fruizione passiva.
Invitando gli aggressivi giornalisti del Fatto la casta giornalistica meno qualificata della storia (opinione di un giornalista molto noto), nella sua versione televisiva, delega loro la lapidazione verbale delle vittime lasciando così intendere di applicare criteri di oggettività, equilibrio e indipendenza. Il Fatto Quotidiano non rischia nulla. Anzi, sollecita la propria audience, si promuove e se va bene si accredita come una testata più autorevole e diffusa di quello che è.

Credo che sia necessario difendere il giornalismo autentico, che è informazione completa, corretta e verificata, dai talk show, che sono infotainment. Ma più entertainment che information.

Tutti assolti

A proposito di lapidazioni, orali e scritte: il fidanzato – non so se ex – della ex ministra Federica Guidi non ha ricevuto alcun regalo dal governo. L’inchiesta Tempa Rossa ha avuto un momento di celebrità mediatica in vista dell’insensato referendum sulle trivelle, con tanto di prime pagine e interrogazioni di ministri, ma si fondava giuridicamente sul nulla. La ministra Guidi, messa in mezzo, si è dimessa ma ora la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione. Niente processo, niente reati, tutto tempo perso.

Ma negli ultimi mesi la Magistratura si è smentita spesso, dopo avere dato ampio materiale per le lapidazioni di cui sopra.
È stata dichiarata bufala, usando altri termini, la ultrafamosa inchiestona Why Not, costata circa 9 milioni ma fondamentale per l’illuminazione mediatica del magistrato ora sindaco di Napoli. Non è mafioso un altro sindaco, ora ex: Gianni Alemanno. E anche il suo successore Ignazio Marino non ha commesso reati con gli scontrini.
Pure Vincenzo De Luca, già sindaco di Salerno, non è impresentabile, se ne convincano Rosy Bindi e la stampa: i fatti che gli sono stati addebitati non sussistono, è stato stabilito una volta cessata l’attenzione dei media e degli avversari politici.
In Emilia Romagna Vasco Errani si è dimesso perché accusato di falso ideologico: assolto in appello. Risulta essere una brava persona. E Ilaria Capua? Ha lasciato il Parlamento italiano e ora vive negli Stati Uniti. Qui è stata accusata di traffico di virus, che per una ricercatrice non è accusa leggera. Niente. Assolta. Tutte balle.
Addirittura Clemente Mastella non doveva neppure essere rinviato a giudizio. È caduto un governo per quello (e anche per altro). Non era il caso.

Certo andrebbe corretta una situazione che vede comunque sempre danneggiati gli accusati e sempre favoriti, in un modo o nell’altro, gli accusatori: magistrati, giornalisti, politici. Le assoluzioni non riequilibrano affatto.
La legge è uguale per tutti, il diritto al rispetto e al dubbio parrebbe di no. Forse è lo spirito della massa dare addosso all’individuo (Stephen King). Senza neppure bisogno di essere aizzata

Magistrati

Si sa che la Magistratura è un potere autonomo e indipendente. Che si autovaluta. Con una certa indulgenza, si direbbe, perché il suo organo di autogoverno, il Consiglio Superiore, attribuisce una valutazione positiva al 99% dei magistrati italiani. Una percentuale che secondo logica e anche secondo il primo presidente della Corte di Cassazione Canzio sembrerebbe poco plausibile.

Eppure tra tempi biblici, sentenze contraddette e indagini senza esito qualche magagna con una certa attenzione si potrebbe individuare.
Varrebbe la pena di provarci. Gli altri poteri, il legislativo e l’esecutivo, non hanno il privilegio di autogiudicarsi e la cosa parrebbe giusta.

 

Pubblicato da Nel Futuro – web magazine di informazione e cultura



 

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