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La forza dell’ignoranza

13 novembre 2016

Mi sembra che diventi sempre più inutile e fuorviante il tentativo di molti di ricondurre la politica e i voti popolari ai concetti di destra e sinistra. Molti protagonisti della politica attuale e molte posizioni sembrano sfuggire ai recinti di quei concetti.

Quello che si va affermando nelle democrazie a me sembra piuttosto la forza dell’ignoranza, che non è né di destra né di sinistra.

Il popolo è mediamente ignorante. Lo è sempre stato, ma tradizionalmente eleggeva rappresentanti di preparazione generale e specifica superiore alla media, anche perché i partiti svolgevano il ruolo di formare e selezionare i candidati. Sui relativi criteri ciascuno può dire la sua, ma che quelle funzioni fossero svolte nessuno può negarlo.

I voti di preferenza concessi ad Andreotti, per citare il politico storicamente primatista, senza alcuna valutazione di merito, andavano a chi era ritenuto persona di statura adeguata alle esigenze di un rappresentante presso le istituzioni ma che in quel ruolo si occupava anche “della plebe”, detto con assoluto rispetto. E’ risaputo infatti che Andreotti era dotato di un data-base ricco e sempre aggiornato e di un team di collaboratori che raccoglieva tutte le istanze del proprio elettorato, di solito espresse per lettera, ed a tutte immancabilmente dava risposte, non solo interlocutorie.

L’elettore si sentiva così davvero rappresentato. Aveva la prova di essere in grado di raggiungere e coinvolgere direttamente il suo parlamentare preferito, fosse anche per motivi in assoluto futili ma significativi per sé. E parallelamente il parlamentare aveva di tanto in tanto da quelle istanze, non di rado sgrammaticate ma autentiche, lo spunto per promuovere iniziative di vario genere, dalla concessione comunale alle sagre paesane alle leggi.

Adesso non è più così. I partiti non fanno più scuola, salvo qualche seminario più orientato alle tecniche comunicative che alla struttura dello Stato o ai compiti delle istituzioni o, meno che mai, alla storia. E quanto alla selezione anche quelli che non si affidano a you tube adottano come criteri prevalenti la capacità comunicativa, o la notorietà o, non di rado, la fedeltà al capo. Apparenza e appartenenza, la preparazione non sembra essere una priorità.

E’ così che ci tocca subire sempre più spesso – noi che non abbiamo un’ignoranza sufficiente a passarci sopra –  le affermazioni strampalate di chi distorce senza remore istituzioni, storia e realtà, diffondendo a sua volta incultura, in buona e in cattiva fede.

E poiché l’ignoranza è contagiosa e di facile acquisizione, al contrario della conoscenza, la tendenza sembra inarrestabile.

I messaggi dei suddetti sono rivolti d’altra parte soprattutto a individui che nulla sanno di politica e che stanno bene così. Non vogliono essere informati, anche perché non di rado non hanno alcun reale interesse per la politica, quando pure non la odiano. Magari vogliono essere governati, ma che se ne occupino altri. A loro basta il diritto alla lamentela, la scappatoia consolatrice di scaricare sulla politica di tutto, a cominciare dalle proprie frustrazioni.

Sono persone, in buona parte, che non hanno speranze riguardanti la vita pubblica. Il voto per costoro è un’arma. Votano contro, mai per, e perciò votano chi si propone come vendicatore. Irrilevante nella valutazione qualunque idea di evoluzione del mondo, di modelli di società ai quali fare riferimento. Niente speranze, niente futuro. Sto male io, adesso, sono incazzato, perciò voglio vedere star male anche te, politico presuntuoso e ladro.

Una volta il riferimento ideale c’era ed era il comunismo, l’URSS, che qualcuno considerava come il regno, l’unico, dell’uguaglianza. La logica probabilmente era non sarò ricco io ma non lo sarà nessuno. Non c’è neppure bisogno che mi impegni per migliorare perché non si può. La famiglia non può stimolarmi al successo per avere maggior benessere. Niente frustrazioni, niente invidia sociale, niente sfide da affrontare, rischi da correre. Lo Stato pensa per me, mi dà il necessario.

Quel terzo più o meno della popolazione italiana che auspicava il rifugio nel comunismo oggi, nei numeri se non nelle persone, guarda forzatamente ad altro. Al ribaltamento di una classe dirigente che accusa di quasi ogni malefatta e ne cerca una nuova, se proprio è necessario averne una, più somigliante a sé stessa.

Ignorante io, ignorante tu. Mi piaci per quello. Sei come me, perciò mi capisci. Mi fai sentire alla tua altezza, non inadeguato, non lontano. Basta con quelli che sanno e che ci hanno ridotto in condizioni penose con la mancanza di lavoro, le tasse esose per consentire i loro lussi e le loro ruberie, l’immigrazione di gente che è meglio tenere lontana.

E soprattutto basta con l’idea che la cosa pubblica debba essere affidata a non ignoranti. Non ne vogliamo più di professionisti che ci chiedono educatamente di fidarci e poi ci fregano. Non ci fidiamo.

In democrazia decide il popolo e il popolo sono io. Bue? Si, bue. E infatti voto per dei buoi.

 

Massimo Biondi

Novembre 2016. Pubblicato da “Nel futuro”, web magazine di informazione e cultura



 

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