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Peggio la stampa della politica

13 luglio 2016

Ho l’impressione che i media che si occupano di politica stiano ciurlando nel manico in vari modi, per incapacità o ignoranza o malafede.

Dicono di Renzi (che oggi è il baricentro della politica italiana) che vuole correggere l’Italicum per contrastare il rischio vittoria M5S ma lui ha sempre sostenuto il contrario, che gli va bene così chiunque vinca, basta che sia chiaro chi vince e che poi possa governare. Quando, tirato per i capelli dalla petulanza dei rappresentanti della stampa, dice che se in Parlamento si crea una maggioranza in grado di approvare una legge diversa a lui sta bene lo stesso, il commento è: ha cambiato idea. E la litanìa continua inalterata, basta riempire colonne e minuti. Così si confondono le idee, non si fa informazione.

Sul referendum c’è chi addirittura lo battezza “referendum Renzi” anche se è un fatto costituzionale; c’è chi lo sollecita a fissare la data, ma anche chi lo accusa di volerla spostare, ignorando che la data del referendum non è il presidente del Consiglio che può fissarla; poi gli si attribuisce senza fondamento alcuno l’intenzione (naturalmente maligna) dello spacchettamento, ma lo si critica quando esprime dubbi legali e logici sullo spacchettamento stesso. Ecco, vuole il plebiscito, si dice allora. E via a discutere in quante parti spacchettare (da tre a sei, secondo le tesi fin qui sentite). Parole insulse, un fiume di parole insulse, su un’ipotesi tra l’altro basata sul nulla, secondo quasi tutti i costituzionalisti.

Sia chiaro: Renzi, come qualunque politico o rappresentante del Governo è criticabilissimo. Deve esserci critica, guai se non ci fosse, però su fatti, anche sulle intenzioni (appurate), ma non su invenzioni. Delle leggi approvate o in discussione non si parla che marginalmente, che per analizzare quelle occorre una competenza che la stragrande maggioranza dei notisti parlamentari non ha. Oppure si lasciano passare cose criticabili (secondo me) come l’abolizione integrale di IMU e TASI sulla prima casa, per esempio, per non contrastare la presunta opinione della maggioranza dei lettori.
Purtroppo i grandi quotidiani – penso a Repubblica e Corriere, quelli che conosco meglio tra i generalisti – sono sovrabbondanti in “retroscenisti” e commentatori politici mentre le firme che capiscono qualcosa di economia o di politica estera o di pubblica amministrazione sono ben più rare. I primi purtroppo scrivono ogni giorno, gli altri di tanto in tanto.

Stanno “tirando la volata ai 5 stelle” dicono alcuni che notano una specie di accerchiamento di Renzi. Non lo penso. Penso che se il M5S fosse al governo si comporterebbero allo stesso modo. Il problema sta altrove: difendere se stessi, il proprio lavoro, i propri amici, il proprio mondo in fondo privilegiato. Quello che anche i cinquestelle, come Renzi, cercherebbero di cambiare. Non abbiamo forse verificato l’antiberlusconismo viscerale quando sembrava che fosse Berlusconi a voler muovere le acque ferme? E non stiamo forse accorgendoci che già spunta chi butta i topi di Roma addosso a Virginia Raggi?

La politica e il giornalismo sono discipline molto più serie di come appaiono in Italia. L’antipolitica, io credo, è generata anche dai media e dal loro inutile, dannoso parlarsi addosso, un cicaleccio continuo che riguarda la politica dei politicanti ma allontana chi avrebbe la volontà di approfondire, di capire i fatti e le loro implicazioni. Che poi sarebbero gli elettori.

Pubblicato da “Nel Futuro” – web magazine di informazione e cultura – 13.07.2016



 

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