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L’ambiguità che ci rende complici dei dittatori (di Alberto Negri)

23 luglio 2016

Perché accettiamo autocrati e dittatori? Perché servono: siamo complici, non partner. Loro lo sanno, si fanno usare e poi sfuggono al controllo e ci ricattano secondo un copione che conosciamo benissimo.

Il presidente turco,Recep Tayyip Erdogan, è solo l’ultimo della lista, ma forse il più insidioso. Insidioso in quanto non è solo appoggiato da una maggioranza elettorale conservatrice ma fa parte del sistema di sicurezza occidentale con 24 basi dell’Alleanza atlantica, armi nucleari comprese. Con l’epurazione nelle Forze armate, oltre a quella nell’amministrazione, mette sotto torchio i generali laici, più fedeli alla Nato che a lui.

Gli Stati Uniti e l’Europa non sanno cosa fare: sono a letto con il nemico che è anche un loro amico e alleato. L’imbarazzo è palpabile e sfiora l’autoironia. Il consolato Usa ieri celebrava a Istanbul, in ritardo sul 4 luglio, la festa nazionale: sull’invito si legge, testuale, che è dedicata «non» al giorno dell’indipendenza americana ma alla «partnership strategica Usa-Turchia». Ecco servita la politica occidentale: è immaginabile che Washington tenga sotto pressione Erdogan ma solo fino a un certo punto, così come l’Unione europea, che ha firmato con Ankara un accordo perché si tenga tre milioni di profughi siriani.

C’è un doppio standard della politica internazionale di cui Erdogan prima ha fatto le spese e poi ha approfittato usando proprio le regole europee per far fuori i generali laici con falsi processi. Del resto chi ha mai difeso la Turchia quando si scontrò con Israele per gli aiuti a Gaza, dove oggi il 90% vive con le razioni dell’Onu? E chi ha mai sostenuto il presidente egiziano Morsi, appoggiato da Erdogan, sia pure regolarmente eletto? Per questo il presidente turco ha fatto la pace con Israele: quando nella regione sei gradito a Tel Aviv a casa puoi fare quello che vuoi, questo è lo standard dalle nostre parti ed Erdogan lo conosce perfettamente.

La riappacificazione con Putin chiude un triangolo perfetto: tre Paesi che non tengono in gran conto i diritti umani e occupano come Israele territori altrui, da quelli palestinesi al Golan siriano. È l’incrollabile messaggio che mandiamo da decenni al mondo musulmano.
Non solo. Pensiamo di usare gli autocrati come ci pare: un tempo Saddam per fare la guerra all’Iran, oggi Erdogan per condurre con i jihadisti quella alla Siria di Assad perché fa comodo al fronte sunnita anti-Iran, cioè a quelle monarchie del Golfo che ci riempiono le tasche di quattrini in commesse militari e investimenti.

Gli americani la chiamano politica del “doppio contenimento”, sia del fronte sunnita che di quello sciita, dove per altro gli Usa bloccano le banche internazionali che vogliono fare affari con Teheran, senza mai scomporsi nei confronti dei sauditi che tagliano teste a tutto spiano. La pena di morte minacciata da Erdogan è a geometria variabile: si vedono mai dei sit-in davanti all’ambasciata saudita?
Per questo abbiamo tollerato che la Turchia si islamizzasse, che Erdogan reprimesse chiunque non la pensasse come lui, facendo fuori oltre al Pkk anche i civili curdi. Ma ci siamo già dimenticati di Kobane quando bastonava i volontari anti-jihadisti?

Poi qualche cosa non funziona, come la guerra contro Assad e facciamo finta che non sia stata la signora Hillary Clinton, da segretario di Stato, a incoraggiare la Turchia a inviare sull’”autostrada della jihad” migliaia di militanti che adesso tornano nei loro Paesi e a casa nostra a fare i terroristi.
Il risultato è il seguente: non abbiamo la democrazia in Siria, sostenuta da Putin, e ora neppure in Turchia. Un capolavoro di ipocrisia e forse anche di imbecillità.

IlSole24Ore – 22 luglio 2016 © Riproduzione riservata

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Peggio la stampa della politica

13 luglio 2016

Ho l’impressione che i media che si occupano di politica stiano ciurlando nel manico in vari modi, per incapacità o ignoranza o malafede.

Dicono di Renzi (che oggi è il baricentro della politica italiana) che vuole correggere l’Italicum per contrastare il rischio vittoria M5S ma lui ha sempre sostenuto il contrario, che gli va bene così chiunque vinca, basta che sia chiaro chi vince e che poi possa governare. Quando, tirato per i capelli dalla petulanza dei rappresentanti della stampa, dice che se in Parlamento si crea una maggioranza in grado di approvare una legge diversa a lui sta bene lo stesso, il commento è: ha cambiato idea. E la litanìa continua inalterata, basta riempire colonne e minuti. Così si confondono le idee, non si fa informazione.

Sul referendum c’è chi addirittura lo battezza “referendum Renzi” anche se è un fatto costituzionale; c’è chi lo sollecita a fissare la data, ma anche chi lo accusa di volerla spostare, ignorando che la data del referendum non è il presidente del Consiglio che può fissarla; poi gli si attribuisce senza fondamento alcuno l’intenzione (naturalmente maligna) dello spacchettamento, ma lo si critica quando esprime dubbi legali e logici sullo spacchettamento stesso. Ecco, vuole il plebiscito, si dice allora. E via a discutere in quante parti spacchettare (da tre a sei, secondo le tesi fin qui sentite). Parole insulse, un fiume di parole insulse, su un’ipotesi tra l’altro basata sul nulla, secondo quasi tutti i costituzionalisti.

Sia chiaro: Renzi, come qualunque politico o rappresentante del Governo è criticabilissimo. Deve esserci critica, guai se non ci fosse, però su fatti, anche sulle intenzioni (appurate), ma non su invenzioni. Delle leggi approvate o in discussione non si parla che marginalmente, che per analizzare quelle occorre una competenza che la stragrande maggioranza dei notisti parlamentari non ha. Oppure si lasciano passare cose criticabili (secondo me) come l’abolizione integrale di IMU e TASI sulla prima casa, per esempio, per non contrastare la presunta opinione della maggioranza dei lettori.
Purtroppo i grandi quotidiani – penso a Repubblica e Corriere, quelli che conosco meglio tra i generalisti – sono sovrabbondanti in “retroscenisti” e commentatori politici mentre le firme che capiscono qualcosa di economia o di politica estera o di pubblica amministrazione sono ben più rare. I primi purtroppo scrivono ogni giorno, gli altri di tanto in tanto.

Stanno “tirando la volata ai 5 stelle” dicono alcuni che notano una specie di accerchiamento di Renzi. Non lo penso. Penso che se il M5S fosse al governo si comporterebbero allo stesso modo. Il problema sta altrove: difendere se stessi, il proprio lavoro, i propri amici, il proprio mondo in fondo privilegiato. Quello che anche i cinquestelle, come Renzi, cercherebbero di cambiare. Non abbiamo forse verificato l’antiberlusconismo viscerale quando sembrava che fosse Berlusconi a voler muovere le acque ferme? E non stiamo forse accorgendoci che già spunta chi butta i topi di Roma addosso a Virginia Raggi?

La politica e il giornalismo sono discipline molto più serie di come appaiono in Italia. L’antipolitica, io credo, è generata anche dai media e dal loro inutile, dannoso parlarsi addosso, un cicaleccio continuo che riguarda la politica dei politicanti ma allontana chi avrebbe la volontà di approfondire, di capire i fatti e le loro implicazioni. Che poi sarebbero gli elettori.

Pubblicato da “Nel Futuro” – web magazine di informazione e cultura – 13.07.2016

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