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Fibra ottica e politica industriale

14 aprile 2016

Sono numerose le osservazioni, o vere e proprie critiche, sull’accordo Governo-ENEL per lo sviluppo della rete in fibra ottica, o banda molto larga. Inevitabile, ma l’iniziativa a me sembra molto positiva.

Vero, ENEL è un’azienda a controllo pubblico e si mette a fare concorrenza (parziale) ad una privata.
Ma se la politica industriale del Governo prevede l’esigenza di recuperare rapidamente i ritardi nelle infrastrutture telematiche, che fare se Telecom, l’azienda privata di cui sopra, pur sollecitata per anni, continua a tergiversare? E’ chiaro, ha interesse a difendere la rete in rame della quale è proprietaria e monopolista. Con lo sviluppo in parallelo di quella in fibra ottica l’asset “rete in rame” di Telecom perderà valore, ma può uno Stato rimandare sine die la realizzazione di una infrastruttura che a ragione considera strategica per tutelare gli interessi di privati?
D’altra parte ENEL, naturalmente su input del Governo, si dichiara apertissima a collaborazioni con chiunque, inclusa Telecom. Decidano gli azionisti.

Curioso che tra chi ora si lamenta dell’intervento pubblico ci sia anche chi avrebbe voluto lo scorporo della rete Telecom per darlo in gestione pubblica, magari attingendo a Cassa Depositi e Prestiti. Non credo che faccia difetto la coerenza in se, è che viene spesso messa in disparte per ragioni diverse dalle strategie di politica industriale.

Qualche dettaglio sull’operazione.

Il Governo pianifica che nel 2020 (manca poco) tutti i cittadini possano disporre di una capacità di almeno 30 Mbps e la metà di loro di 100 Mbps. Buone velocità. Al momento ne dispongono in pochi, anche tra quelli che sono soddisfatti delle prestazioni. Col tempo le esigenze aumenteranno ma la tecnologia le saprà soddisfare.

Per raggiungere questo risultato lo Stato interverrà con propri stanziamenti, da destinare tramite gara (la prima prevista per il 29 Aprile) a quegli operatori che si impegneranno ad usare le risorse pubbliche per servire le aree nelle quali si considera che il solo mercato non sia sufficiente per remunerare gli investimenti. Si tratta di circa 7000 Comuni. Nelle aree remunerative invece gli operatori investiranno direttamente, come fatto finora.

ENEL opererà attraverso una società separata, ENEL OPEN FIBER, il cui amministratore delegato è Tommaso Pompei, che di queste cose e di come gestirle sa tutto. In passato mi sono occupato di operazioni simili su base locale; alcune non hanno funzionato come avrebbero potuto per “errori di esecuzione” (eufemismo, in certi casi). Errori che sicuramente uno come Pompei sa come evitare.

Questa società – che si asterrà totalmente dalla fornitura a clienti finali (retail) – ha già alcuni accordi per fornire capacità e servizi agli operatori con licenza che invece lo faranno. I primi ad aderire sono Vodafone e Wind, molti altri seguiranno. ENEL assume perciò un ruolo neutro, rispetto al mercato.

In ENEL OPEN FIBER, costituita da ENEL, entreranno prossimamente altri soci: vedremo quali e vedremo con quale peso. Potrebbero essere della partita, e probabilmente lo saranno, anche altre aziende elettriche interessate a valorizzare le proprie infrastrutture, una risorsa rilevante poiché buona parte degli investimenti sono richiesti dalle opere civili, scavi eccetera, non dalle tecnologie.

Dunque, ricapitolando, in questa operazione investirà lo Stato, investirà ENEL, investiranno altri, sia privati che pubblici. Insomma, si investe. Bene, no? Speriamo che non si manifestino NO Fiber.



 

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