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Tempa rossa, o “una connaturata rinunzia all’azione” (Il Gattopardo)

7 aprile 2016

Loquacità dei ministri (neofiti) a parte questa storia di Tempa Rossa è piuttosto vecchia e vittima di una caratteristica tipica della burocrazia italiana: non decidere mai nulla.

Già il 7 maggio 2014 Domenico Palmiotti su Il Sole 24 ore scriveva che al ministero delle infrastrutture stavano cercando di disincagliare il progetto, già approvato dal CIPE, dalle secche nelle quali era stato cacciato.

Sentite varie parti in causa, tra le quali il MISE (la Guidi era li da tre mesi), vennero attribuiti i ritardi ad una impasse, non in senso bridgistico, che in caso di buonumore si potrebbe definire grottesca.

Si palesava (burocratese) la necessità di una Valutazione di Impatto Ambientale per il porto di Taranto. Secondo il sindaco della città la Valutazione c’era già: era quella legalmente effettuata dall’Autorità Portuale e non c’era perciò motivo per farne una nuova da parte della Regione (presidente Vendola). La Regione tuttavia non era sicura che fosse valida e prospettava di doverla rifare con propri tecnici. Ma non decise né per l’una né per l’altra soluzione. Per decidere preferiva attendeva dal Comune di Taranto la variante al piano regolatore generale. Malauguratamente il Comune sosteneva di non poter produrre il piano regolatore senza sapere se la Regione avrebbe rifatto la valutazione di impatto ambientale o avrebbe considerata valida quella dell’Autorità Portuale.
A quel punto probabilmente tutti andarono a bere un caffè e arrivederci alla prossima.
Risposte: nessuna. Decisioni: nessuna.

Una situazione così in Italia può durare decenni, finché qualcuno (di solito l’investitore) non si scoccia e manda tutto all’aria (sicuramente generando delusione ma anche sollievo).
Così fece British Gas proprio in Puglia, a Brindisi, a proposito di un rigassificatore. Il progetto, approvato nel 2002 e poi ripetutamente affossato non ufficialmente da varie parti più o meno in causa è stato abbandonato dagli inglesi esasperati nel 2012.

E poi c’è chi (Corriere della Sera, tanto per dire) mette in risalto a proposito di Tempa Rossa che alcune intercettazioni svelerebbero l’esistenza di pressioni da parte della società petrolifera Total nei confronti di diversi ministri per sollecitare la realizzazione del progetto (approvato, giova ricordare). Impudenti! Fanno anche pressioni!

Personalmente non sono in grado di esprimere giudizi su progetti di questo genere, ma trovo che sia scandalosa una cosa: l’assenza di decisioni. Il progetto non va perché provoca inquinamento? Perché crea un danno estetico che scoraggerebbe il turismo? Perché la zona è destinata al bird watching? Benissimo! Si decida e non si stia a menare il can per l’aia per anni. Soffocare dei progetti in questo modo, tra inedia menefreghismo formalismi bubbole e varie tecniche dilatorie, che sostanzialmente mirano a non assumere responsabilità o iniziative, è un danno alla comunità per il quale nessuno è mai stato perseguito.

In Italia chi usa il potere affinché le cose non accadano non rischia nulla, mentre chi lo usa per farle accadere va incontro a tanti guai, dalle accuse di abuso a quelle di collusione o corruzione.

 

Pubblicato da “Nel Futuro – web magazine di informazione e cultura”



 

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