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2015, anno del disorientamento (almeno per me)

29 gennaio 2016

Disorientamento perché il mondo mi appare sempre più confuso, incontrollato e incontrollabile, imprevedibile.

Il 2015 è stato soprattutto guerre: Siria, Ucraina, Nigeria, Yemen, Parigi, Libia, Egitto, Kenia, Tunisia, Arabia Saudita, Turchia, Sudan, Libano, Bangkok, Mali, Iraq/Kurdistan. E l’ISIS, qualunque cosa sia. Il 2016 si presenta anche peggiore, da questo punto di vista.

In questo disastro l’ONU continua la discesa verso l’irrilevanza, se non fosse che i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (il cui compito è il mantenimento della pace) sono anche i cinque più importanti produttori mondiali di armi. La Russia fa leva sul gas e sui richiami all’antenata Unione Sovietica per millantare un peso politico che può esercitare solo a macchia di leopardo. Gli Stati Uniti, guidati ancora per pochi mesi da un premio Nobel per la pace prematuramente assegnato, tergiversano tra droni mandati in giro più che altro per ragioni di politica interna e i soliti ricorrenti cambi tattici nelle alleanze: oggi l’Iran, ieri altri, domani chissà.
La primavera araba si è rivelata autunno e Israele-Palestina rimane un primario generatore di odio, generazione dopo generazione.

L’Europa da parte sua vive la decadenza come Gloria Swanson in “viale del tramonto”, autoesaltata da una grandezza che ritiene intatta ma che il cinema, per noi il mondo, non le riconosce più. Conseguito finora il magnifico obiettivo di protrarre per sempre il dopoguerra (mai più un Hitler, mai più guerre tra europei) l’Europa si è concentrata quasi integralmente sull’economia, con risultati incerti. La UE sta di fatto tornando CEE, una comunità economica che nel frattempo si è allargata e si è fatta litigiosa, politicamente debole, incapace di affrontare le nuove guerre di importazione, dal terrorismo all’afflusso di profughi provenienti dalle zone guerreggianti.

Tutto questo mi disorienta. Mancano riferimenti attendibili e noi occidentali crediamo che lo siano ancora le nostre idee di fondo, attorno alle quali giriamo da decenni, sempre convinti della loro assoluta giustezza e superiorità ma evitando per pigrizia mentale o presunzione di rimetterle in discussione, di confrontarle. E nel frattempo, non solo in economia, proseguiamo nel declino.

Pubblicato da Nel Futuro – Web magazine di informazione e cultura – gennaio 2016



 

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