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Se la politica si parla addosso (e trascura la “polis”)

29 gennaio 2016

Che succede in Italia?
Molto.
Solo l’ultimo consiglio dei ministri ha approvato 11 decreti legislativi. Tra questi quello ampiamente dibattuto sul licenziamento dei truffatori del cartellino ma anche altro, molto meno dibattuto:
• Imposizione di un prospetto informativo standardizzato, nelle intenzioni trasparente ed esauriente, per chi richiede un mutuo (direttiva europea)
• Obbligo per le amministrazioni di pubblicare sul web tutte le spese che sostengono e le retribuzioni dei dirigenti
• Obbligo di sostituzione dei direttori delle ASL in perdita dopo due anni dalla loro nomina
• Accorpamento della guardia forestale nel corpo dei carabinieri (e non abolizione della medesima, come invece ho purtroppo sentito dire da evidenti citrulli)
• Ridefinizione dei compiti degli stessi carabinieri e della polizia, destinando quest’ultima soprattutto alla vigilanza nelle grandi città (si sa che la presenza dei carabinieri è molto più capillare. Inutile perciò aprire una sede della polizia in un piccolo centro dove i CC sono già presenti)
• Nel frattempo adozione, anche in Italia, del 112 quale numero telefonico unico per le emergenze. Come nel resto d’Europa.
• Riduzione da 24 a 15 delle autorità portuali
• Limitazione ad un solo modulo (da presentare ad un unico ufficio) l’adempimento preventivo per ristrutturare locali o aprire un negozio: la segnalazione di inizio attività
• Definizione di nuove norme per accelerare i lavori pubblici: per esempio le riunioni delle conferenze dei servizi, che dovrebbero essere strumenti di coordinamento e facilitazione, saranno telematiche, come già prevede una legge del tutto trascurata; il silenzio-assenso è stato esteso e sono stati ridotti i termini di scadenza per una serie di procedure correlate ad opere pubbliche ed insediamenti produttivi
• Imposizione agli enti locali di eliminare le aziende partecipate (le ex municipalizzate) che per tre anni hanno fatturato meno di un milione. Pare che siano più o meno la metà, cioè circa 4000.

Sulla stampa generalista, scritta e parlata, di tutto questo c’è stato poco. In particolare pochissime spiegazioni sulle implicazioni dei decreti, sul cosa cambia. O cosa cambierebbe se trovassero applicazione, che poi si sa quanti incagliatori si trovano in Italia quando si tenta di modificare lo status quo.
Incagliatori o no comunque questi sono segnali importanti, indicano uno sforzo rinnovatore che è necessario in un Paese imbalsamato da troppo tempo. La stampa però coglie poco e spiega ancora meno, fortunatamente con l’eccezione di quella non propriamente generalista come IlSole24Ore e probabilmente altra che non ho letto.

Pare, a me, che i giornalisti chiamati ad occuparsi delle istituzioni politiche siano in gran parte focalizzati sulla “politique politicienne”, espressione felicissima per indicare chi si occupa della politica in quanto tale (ambiente, persone, partiti, potere) piuttosto dei suoi effetti sulla polis, come da etimologia.
Così mentre con più o meno successo c’è un governo che sembra occuparsi della polis, anche con una certa foga, siamo stati afflitti da pagine e ore di commenti su fatti del tutto secondari, dal caso della giunta di Quarto alle opinioni di personaggi irrilevanti, tipo Fassina o Brunetta.

Cercando di dare spiegazione ad una deformazione così evidente non ne ho trovate di diverse dal fatto che i suddetti giornalisti sguazzino con piacere nell’ambiente politico, del quale fanno parte, e in varia misura partecipino anche alla lotta politica, ma conoscano poco e capiscano ancora meno del resto. Per il quale resto praticano con sollievo il taglia e incolla da comunicati stampa provenienti dalle diverse fonti. E poiché i comunicati vengono emessi con maggior tempestività ed enfasi dai soggetti che si ritengono danneggiati dai provvedimenti, ecco che sulla stampa risulta sporadica l’analisi obiettiva, non pregiudiziale, mentre è diffuso il lamento. Che tra l’altro ha più audience.

Post inserito in: secondo me

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2015, anno del disorientamento (almeno per me)

29 gennaio 2016

Disorientamento perché il mondo mi appare sempre più confuso, incontrollato e incontrollabile, imprevedibile.

Il 2015 è stato soprattutto guerre: Siria, Ucraina, Nigeria, Yemen, Parigi, Libia, Egitto, Kenia, Tunisia, Arabia Saudita, Turchia, Sudan, Libano, Bangkok, Mali, Iraq/Kurdistan. E l’ISIS, qualunque cosa sia. Il 2016 si presenta anche peggiore, da questo punto di vista.

In questo disastro l’ONU continua la discesa verso l’irrilevanza, se non fosse che i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (il cui compito è il mantenimento della pace) sono anche i cinque più importanti produttori mondiali di armi. La Russia fa leva sul gas e sui richiami all’antenata Unione Sovietica per millantare un peso politico che può esercitare solo a macchia di leopardo. Gli Stati Uniti, guidati ancora per pochi mesi da un premio Nobel per la pace prematuramente assegnato, tergiversano tra droni mandati in giro più che altro per ragioni di politica interna e i soliti ricorrenti cambi tattici nelle alleanze: oggi l’Iran, ieri altri, domani chissà.
La primavera araba si è rivelata autunno e Israele-Palestina rimane un primario generatore di odio, generazione dopo generazione.

L’Europa da parte sua vive la decadenza come Gloria Swanson in “viale del tramonto”, autoesaltata da una grandezza che ritiene intatta ma che il cinema, per noi il mondo, non le riconosce più. Conseguito finora il magnifico obiettivo di protrarre per sempre il dopoguerra (mai più un Hitler, mai più guerre tra europei) l’Europa si è concentrata quasi integralmente sull’economia, con risultati incerti. La UE sta di fatto tornando CEE, una comunità economica che nel frattempo si è allargata e si è fatta litigiosa, politicamente debole, incapace di affrontare le nuove guerre di importazione, dal terrorismo all’afflusso di profughi provenienti dalle zone guerreggianti.

Tutto questo mi disorienta. Mancano riferimenti attendibili e noi occidentali crediamo che lo siano ancora le nostre idee di fondo, attorno alle quali giriamo da decenni, sempre convinti della loro assoluta giustezza e superiorità ma evitando per pigrizia mentale o presunzione di rimetterle in discussione, di confrontarle. E nel frattempo, non solo in economia, proseguiamo nel declino.

Pubblicato da Nel Futuro – Web magazine di informazione e cultura – gennaio 2016

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