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Passa il tempo: i bimbi crescono, le mamme imbiancano, i vizi restano

17 aprile 2015

A me sembra che il comportamento delle cosiddette sinistre (plurale) del PD a guida renziana sia la sintesi illuminante e triste di una storia travagliata, che va dal socialismo delle origini e dalla scissione di Livorno fino all’eurocomunismo e alla Bolognina. Una storia di distinguo ideologico/intellettuali, causa di dibattiti a non finire e probabilmente della diffusa incapacità di agire che si è portata fino ai giorni pre-Renzi. Sola vera eccezione, naturalmente, l’attività partigiana e quella del primo dopoguerra, che però è stata eccezione per tutti.

Renzi, sottraendone (democraticamente) ai tradizionalisti la conduzione, ha portato “la ditta” a percorrere altre strade, a battere, si direbbe in una ditta vera, altri mercati. I battuti (democraticamente) messi un po’ ai margini si agitano per la riconquista della ditta medesima, o del loro precedente potere nella stessa, non certo per le nobili motivazioni politiche ed ideologiche che dicono di sostenere.

Ieri 21 marzo c’è stata una riunione degli ex gestori marginalizzati durante la quale il tentativo di mascherare con tesi più o meno plausibili il rancore anche personale verso la nuova dirigenza ha assunto caratteri grotteschi. Almeno così si direbbe secondo i resoconti.
Non è forse grottesco che Renzi sia giudicato arrogante da Massimo D’Alema? Il quale vorrebbe dimostrare la crisi del partito sottolineando la diminuzione degli iscritti e ignorando l’aumento degli elettori, mai numerosi come con Renzi. E non è risibile che tale Ileana Argentin sostenga che la gestione del partito sia “più che fascista”? Vero che quando dai a uno del fascista la stampa si attiva subito, ma è possibile che anche la minima decenza – non dico il senso storico, che sarebbe pretesa eccessiva – debba essere accantonata per un briciolo di visibilità?
E a proposito di visibilità: quanta ne avrebbe il carneade Civati se invece che sparare tesi contro il governo e il PD dall’interno del partito lo facesse dall’esterno?
Ancora: non fa almeno sorridere l’ennesima metafora del “non vincente” ex segretario Bersani secondo la quale cercare voti a destra sarebbe come vendere la casa (da intendersi, credo, come i voti belli, veri, giusti, cioè quelli dei sinistri-sinistri) per andare in affitto? Si può dire che è una stronzata peggiore della poi mancata smacchiatura del giaguaro? Nella sua ormai lunga carriera politica non ha mai pensato che se si vuole vincere vanno conquistati voti nuovi? O forse il problema è proprio che secondo molti nostalgici il vero obiettivo non è vincere ma partecipare?

Non è chiaro, sentendo costoro, perché la sinistra che loro amano non è mai stata maggioranza né in Italia né in alcun altro Paese occidentale? Né lo sarà mai, anche se, forse per darsi un futuro che politicamente non dovrebbero avere, ipotizzano iniziative non dissimili da quella già vaghissimamente tratteggiata dal vociante Landini, che nell’ultimo sciopero FIAT (cioè FCA) ha conquistato l’entusiastica adesione di 5 (cinque) iscritti. Sulla scia del sindacalpolitico – o forse per anticipare l’ennesimo supposto avversario intra-sinistra – tanto D’Alema quanto Bersani vagheggiano l’organizzazione di imponenti riunioni di sinistri defraudati. Dal buon senso e dal senso politico, direi io, più che da Renzi. Associazioni, dice D’Alema. Roba già vista contro Veltroni e prima, in forma quasi segreta, contro Prodi. E forse prima ancora, ai tempi della gioventù comunista. Anni ’70, per dire come passa il tempo.

Pubblicato il 22 marzo 2015 da “Nel Futuro”, web magazine di informazione e cultura

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