Salvare l’euro affamando i greci
13 Febbraio 2012
Mi associo a chi giudica ingenerosa (eufemismo) la posizione UE nei confronti della popolazione greca. D’accordo, i loro governanti in passato hanno barato, truccato i conti. Hanno concesso alla popolazione molto più di quanto fosse possibile concedere. Ma adesso i governanti nuovi, che sono greci solo in apparenza, si stanno riprendendo tutto, più di quanto probabilmente è tollerabile. Così la gente soffre davvero e purtroppo sembra che il processo di impoverimento per riequilibrare i conti sia solo all’inizio. Sembra anche, peraltro, che questa cura da cavallo stia ammazzando la povera bestia, visto che più le si tagliano i viveri e più la si frusta meno la bestia si muove. In altre parole il PIL, la bestia, continua a deperire e l’incidenza dei debiti, di conseguenza, ad aumentare. Ma gli ideologi che dettano le regole non sembrano minimamente mettere in dubbio l’efficacia della cura. Dubbi non ne hanno. Se la realtà li smentisce sarà sbagliata la realtà, non la strategia.
Dopo i tagli (posti di lavoro, salari, pensioni) sono previste privatizzazioni, che in queste condizioni sono un modo per saccheggiare beni pubblici, cioè di tutti, per favorire, guarda un po’, investitori privati. E’ chiaro infatti che chi vende in condizioni di estremo bisogno molla sul prezzo. 50 miliardi di privatizzazioni, si stimano. In Euro. E se fossero dracme?
Le conseguenze economiche mi sembrano evidenti. Anzi, già viste. I ricchi arricchiscono con le speculazioni e mettendo al riparo all’estero i loro averi. I poveri impoveriscono. Ma si incazzano anche. In Grecia monta la rabbia contro l’Europa, la Germania, le banche, i partiti, i ricchi, anche se magari sono ricchi legittimamente, per loro merito e fatica. Fra poco ci saranno le elezioni ed è facile prevedere che avranno successo le tesi populiste, estremiste, non importa quanto truffaldine e irrealizzabili. Magari si andrà verso una semi-dittatura nazional-populista. Oppure, proprio nella culla della democrazia, tornerà in auge il comunismo.
Forse non c’è un giudice a Berlino (da Brecht, non da Merkel), ma nemmeno a Bruxelles.