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Forse questo governo è solo il Monti 1°

22 Febbraio 2012

Stiamo vivendo mesi speciali. Il governo Monti sta rimodellando non solo l’economia ma anche la politica italiana, pur magari non volendolo esplicitamente.

Prima ancora di poter seriamente giudicare l’esito del suo operato si può capire che questo governo segna la sconfitta, non si sa se definitiva, degli impreparati, degli improvvisati; recupera il valore della competenza. Ciò non significa ovviamente che in quanto competenti i ministri adotteranno solo comportamenti e decisioni non criticabili. Significa però che tutti i loro interlocutori saranno stimolati ad adeguarsi al nuovo livello. Penso a politici in genere, sindacalisti, giornalisti. Appare immediatamente clamorosa, infatti, la diversa statura professionale tra questi ministri, tutti, e molti dei loro predecessori.

Un altro aspetto che sta emergendo con nettezza è la divaricazione tra il nuovo governo e i partiti, tra la politica per il Paese e quella per il partito, quella fatta dentro i partiti e, purtroppo, anche al governo ma a beneficio dei partiti stessi. A forza di picchiare il tasto sul superamento delle ideologie abbiamo trasformato i partiti in comunanze di interessi invece che di idee, di principi. Ideologiche, se vogliamo. E le comunanze di interessi hanno portato alla politica e anche ai governi pre-Monti personaggi e comportamenti che non trovo esagerato definire spregevoli.

Il terzo elemento che sembra delinearsi è la convergenza al centro, che Monti rappresenta, della politica italiana. PDL, PD e, comprensibilmente, il cosiddetto terzo polo stanno infatti cominciando a ipotizzare forme di sostegno a Monti presidente del consiglio anche per le elezioni 2013, spingendo a bordo campo Lega, IdV e le mini-galassie dei raggruppamenti di sinistra e destra abbastanza o molto estreme. Questo potrebbe accadere anche senza ritorno al sistema elettorale proporzionale e ad un gruppo politico dominante come fu la DC. Potrebbero piuttosto formarsi due partiti prevalenti, come nelle maggiori democrazie, che convergono senza tentennamenti utilitaristici sulle regole del gioco e la cui alternanza al governo non modificherebbe gran che nè gli equilibri nè le strategie di medio termine.  Non sarebbe poco, dopo un ventennio ormai di insulti, delegittimazioni, colpi bassi, che sono spesso andati a danno più del Paese che degli avversari politici.

Post inserito in: politica

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Salvare l’euro affamando i greci

13 Febbraio 2012

Mi associo a chi giudica ingenerosa (eufemismo) la posizione UE nei confronti della popolazione greca. D’accordo, i loro governanti in passato hanno barato, truccato i conti. Hanno concesso alla popolazione molto più di quanto fosse possibile concedere. Ma adesso i governanti nuovi, che sono greci solo in apparenza, si stanno riprendendo tutto, più di quanto probabilmente è tollerabile. Così la gente soffre davvero e purtroppo sembra che il processo di impoverimento per riequilibrare i conti sia solo all’inizio. Sembra anche, peraltro, che questa cura da cavallo stia ammazzando la povera bestia, visto che più le si tagliano i viveri e più la si frusta meno la bestia si muove. In altre parole il PIL, la bestia, continua a deperire e l’incidenza dei debiti, di conseguenza, ad aumentare. Ma gli ideologi che dettano le regole non sembrano minimamente mettere in dubbio l’efficacia della cura. Dubbi non ne hanno. Se la realtà li smentisce sarà sbagliata la realtà, non la strategia.

Dopo i tagli (posti di lavoro, salari, pensioni) sono previste privatizzazioni, che in queste condizioni sono un modo per saccheggiare beni pubblici, cioè di tutti, per favorire, guarda un po’, investitori privati. E’ chiaro infatti che chi vende in condizioni di estremo bisogno molla sul prezzo. 50 miliardi di privatizzazioni, si stimano. In Euro. E se fossero dracme?

Le conseguenze economiche mi sembrano evidenti. Anzi, già viste. I ricchi arricchiscono con le speculazioni e mettendo al riparo all’estero i loro averi. I poveri impoveriscono. Ma si incazzano anche. In Grecia monta la rabbia contro l’Europa, la Germania, le banche, i partiti, i ricchi, anche se magari sono ricchi legittimamente, per loro merito e fatica. Fra poco ci saranno le elezioni ed è facile prevedere che avranno successo le tesi populiste, estremiste, non importa quanto truffaldine e irrealizzabili. Magari si andrà verso una semi-dittatura nazional-populista. Oppure, proprio nella culla della democrazia, tornerà in auge il comunismo. 

Forse non c’è un giudice a Berlino (da Brecht, non da Merkel), ma nemmeno a Bruxelles.

Post inserito in: economia

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Chiediamo scusa ai giovani

7 Febbraio 2012

E’ seccante sentire critiche anche canzonatorie rivolte ai giovani da gente della mia età, 10 anni più o meno. Come quelli che stanno ai governi. Quando i giovani con un titolo di studio eravamo noi il lavoro c’era. Di solito a tempo indeterminato. In posti come Milano, ma non solo, c’era l’imbarazzo della scelta. E la prospettiva era di migliorare col tempo sia la posizione che la retribuzione. Se decidevi di sposarti con due stipendi ce la si cavava bene, scappandoci anche qualche gratificazione extra routine. C’erano appartamenti a prezzi compatibili con i redditi e c’era di che accedere a finanziamenti, senza lo stress di poter perdere, col lavoro, anche la casa. Adesso lo stress c’è ma tutto il resto no, a cominciare dal lavoro correttamente ricompensato e dalla fiducia nel futuro.  Direi dall’ottimismo, che è anche un’ottimo incentivo al rischio.

Vorrei perciò dire ai tardoni governativi e non che si permettono di ironizzare su quelle che considerano ingiustificate speranze dei giovani che se noi abbiamo ricevuto quella situazione e ai nostri figli lasciamo questa una colpa ci deve pur essere. E non può essere che nostra. Allora prima di parlare di bamboccioni, di mammoni, di pretenziosi ragazzi amanti del tran-tran e della monotonia, per favore, chiediamo loro scusa. Spieghiamo loro che adesso purtroppo la situazione è veramente grigia, non per colpa loro; che il posto fisso è davvero poco probabile; che nella vita dovranno cambiare spesso attività, anche non cambiando necessariamente il datore di lavoro. Che, se non sono pesantemente raccomandati e tutelati, devono accettare di mettersi in gioco quotidianamente (sacrosanto) e forse abituarsi a convivere con la precarietà. Ma non incolpiamoli! Scusiamoci piuttosto per averli messi in queste condizioni, molto peggiori di quelle che abbiamo avuto noi. Scusiamoci anche per non avere ancora provveduto nemmeno a quel minimo di servizi necessari ad assicurare l’aggiornamento permanente, necessario proprio perchè – come tutti pontificano – si dovrà cambiare spesso lavoro. E promettiamo loro che appena si saranno fatti un po le ossa cederemo le leve del comando, invece di restarci avvinti come se avessimo solo noi titoli, capacità e meriti per gestire il potere. Riconosciamo umilmente che la nostra gestione ha prodotto anche gravi danni.

Post inserito in: politica

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