What a shame!
1 Settembre 2011
Che vergogna! Il governo italiano si sta arrabattando per fronteggiare, su sollecitazione europea, una crisi che era difficile non aspettarsi ma che, palesamente, non sa come affrontare. Provvedimenti ipotizzati, annunciati, decisi, discussi, ritirati in un continuo inutile fragoroso vociare. Manifestazione di clamorosa incompetenza da parte di ministri che se la tirano in TV. Organi di informazione che parteggiano, mistificano, suggeriscono, strepitano, supportano. E criticano, naturalmente. Così come sono molto critiche le testate internazionali, in particolare quelle di paesi dell’area euro ai quali le nostre titubanze creano o possono creare danni.
Amici in giro per il mondo occidentale mi confermano che l’Italia è come mai in passato oggetto di scherno nelle loro conversazioni private e presso l’opinione pubblica. Esempio, e conferma, di improvvisazione, di scarsa serietà, di assenza di rigore. Il paese del bunga bunga, nuova versione, e peggiorata, dell’italietta inaffidabile dei luoghi comuni che mi hanno quasi sempre disturbato nei miei decenni di contatti internazionali, con poche ma rilevanti pause di remissione.
Quanto ci vorrà per recuperare un’immagine accettabile? E che cosa, o chi, ci vorrà? Una nuova classe politica senz’altro. Probabilmente una nuova classe dirigente. E figure di riferimento. Un Einaudi, data la situazione economica. Un De Gasperi. Ma anche, per limitarci ai contemporanei, un Ciampi o un Napolitano ringiovaniti.
Meno male che nella pochezza della classe politica negli anni recenti abbiamo avuto presidenti della repubblica più che dignitosi, perfettamente in grado di rappresentarci per come noi vorremmo essere considerati.