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Referendum 2011: opinioni sui quesiti 1 e 2

11 Giugno 2011

Primo quesito: il quesito detto “sulla privatizzazione dell’acqua” in realtà riguarda tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica, inclusi perciò i trasporti urbani, la gestione dei rifiuti, i servizi cimiteriali e altri. La legge consente ai comuni, per esempio, di cedere ai privati la gestione di linee di trasporto urbano. Evidentemente non ci sarebbero privati pronti a gestire linee in perdita, che tuttavia devono esistere proprio come servizio pubblico.

La cosa certo si potrebbe studiare. A livello locale e senza imposizioni dal centro, però.

Altro aspetto: per quanto riguarda i servizi idrici (non solo acquedotti ma anche depurazione, acque reflue, ecc.) la legge da abrogare non “consente” – come dicono gli spot RAI – di affidare la gestione in appalto ai privati ma lo impone. Stabilisce infatti come modalità ”ordinarie” di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.

Con questa norma si impone un diverso approccio alle amministrazioni che gestiscono il servizio idrico in proprio o lo hanno affidato a società a totale capitale pubblico, tipicamente una ex municipalizzata. E’ questi il caso della MM di Milano, che pur essendo 100% pubblica garantisce un prezzo basso e una perdita del solo 11% dell’acqua trasportata, contro il 47% in Italia. Le società a capitale pubblico, secondo la legge da abrogare, devono cessare entro il prossimo 31 dicembre oppure, per continuare la gestione, cedere il 40% del capitale a privati. La società di questo tipo già esistenti e quotate in Borsa per mantenere l’affidamento del servizio dovranno avere una partecipazione minima di privati al 60% entro giugno 2013 e al 70% entro il dicembre 2015.

In pratica lo Stato centrale impone regole ai Comuni circa l’esercizio di un servizio pubblico locale. Non sarebbe meglio nessuna legge e lasciare che i Comuni, ciascun Comune, decida in proprio? E’ così che si attua il federalismo?

Secondo quesito: la norma da abrogare prevede che la tariffa da applicare tenga conto di una remunerazione del capitale investito in misura del 7%. Non sono contrario in linea di principio. Gli investimenti meritano un ritorno e il servizio deve essere pagato da chi ne fa uso, non dalla fiscalità generale (con quest’ultima tutti sarebbero chiamati a contribuire al consumo delle piscine private, per esempio, e non ci sarebbe incentivo ad un consumo razionale). Divento contrario però pensando che se non si impedisce l’imposizione del ricorso ai privati (e non il ricorso agli stessi come decisione autonoma) questo 7% va tutto a loro beneficio. E allora di che mercato parliamo se il ROI è garantito?  In quale settore industriale le cose vanno così? In quale Paese conosciuto?

Poter aumentare le tariffe per remunerare i capitali investiti è giusto, ma perché non ammettere che i capitali possano essere 100% pubblici? Perché i Comuni non hanno risorse, si dice. Vero. Ma se il meccanismo fosse quello fissato per legge con meno del 7% di interesse annuo si potrebbero facilmente, io credo, collocare presso i cittadini le famose obbligazioni comunali, delle quali si parla senza riscontro pratico da anni. E finanziare così gli investimenti in una operazione tra il Comune e i propri cittadini invece di trasferire i benefici, per legge, alle multinazionali del settore.

Si dice contro questa ipotesi: ma il pubblico è incapace di gestire. Questa è ideologia. Ci sono e conosco aziende pubbliche ottimamente gestite (non solo MM a Milano. Anche, da qualche tempo, il già bistrattato Acquedotto Pugliese, che è il più grande d’Europa, e molti altri). D’altra parte ci sono in Italia aziende private del settore gestite male. E a Parigi (sede di grandi aziende del settore) e Berlino stanno facendo marcia indietro e tornano alla gestione pubblica.

Conclusione: personalmente lascerei più deleghe ai Comuni. Se un Comune intendesse mettere a gara la gestione degli impianti tramite gara che faccia. Se intendesse al contrario gestire e finanziare in proprio che pure lo faccia, con o senza partecipazione privata, ovviamente rivalendosi sul prezzo dei servizi erogati. Se poi le gestioni sono inefficienti il problema è cambiare gli amministratori, non la legge. Misurare l’efficienza delle diverse gestioni, pubbliche, private o miste, dovrebbe essere un compito primario dell’Authority promessa in vista dei referendum. Efficienza, naturalmente, misurata con l’occhio del cittadino, nel rapporto costo/prestazione, non in ragione del profitto d’impresa.  

Post inserito in: economia

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