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Una PA orientata al risultato

5 Maggio 2011

L’OECD (organizzazione europea per la cooperazione e lo sviluppo) rileva che il prodotto lordo pro-capite italiano continua a ridursi in rapporto a quello del 50% dei paesi più vivaci nello sviluppo e ritiene che le cause vadano ricercate nella scarsa efficienza della PA, che necessiterebbe di management orientato al risultato, e nella complessità normativa.

Un cane che si morde la coda, dico io, perchè il management attuale è senz’altro più orientato alle procedure che al risultato e le normative sono storicamente concepite per limitare al massimo gli spazi discrezionali dello stesso management. Lo scarso orientamento al risultato, in altre parole, è nel sistema non, fino a prova contraria, una carenza manageriale. Non, almeno, rispetto alle prestazioni finora richieste. E tuttavia non si può improvvisamente ampliare le deleghe e suggerire al management di guardare al risultato anche a costo di assumere decisioni autonome quando le ritengono utili per aggirare o superare grovigli burocratici.  Difficilmente si assumerebbero la responsabilità, abituati come sono. Presupposto dell’empowerment è che il destinatario del potere desideri prenderselo e farne uso.

L’orientamento al risultato è un fatto culturale e organizzativo. Il modello burocratico è ispirato al concetto di scarsa autonomia operativa, minima delega, nessun rischio. Si è preteso di dare al funzionario pubblico la sicurezza dell’infallibilità attraverso la prescrizione pedante ed esaustiva delle mansioni, non degli obiettivi. Il funzionario pubblico cresce pertanto in un ambiente protetto, ovattato, comprensivo, poco esigente. A lui è chiesto solo di rispettare le procedure, e quello fa.

Il beneficio che l’introduzione degli strumenti informatici può portare in questo contesto è parziale, rispetto al potenziale. Modificare una procedura è semplice, modificare una cultura richiede tempi molto molto lunghi. Si può fare, certo. Il change management è un’attività costante in quasi tutte le organizzazioni, anche perchè il cambiamento è nei mercati, nelle persone, nelle tecnologie, in fondo nella vita.  Si può iniziare anche nella PA. Il primo passo è identificare il cambiamento in questa direzione come obiettivo, disegnare la strategia.

Finora che io sappia non c’è mai stato un ministro che sia uscito allo scoperto dicendo: sapete che c’è? Che vogliamo con tempo e pazienza passare da una PA orientata alla procedura ad una orientata al risultato. Per fare ciò iniziamo subito investendo in un adeguato programma che prevede tra l’altro massicci interventi formativi e nuovi criteri di selezione e valutazione del personale.  Chiedo ai cittadini da un lato di essere pazienti e comprensivi e dall’altro di monitorare i progressi. Noi vi terremo informati sui target che ci poniamo e sul grado di raggiungimento. Ci vorrà tempo, ma d’altra parte se mai si comincia…

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