I videomessaggi e la pluralità dell’informazione
12 Aprile 2011
L’AGCOM ha deciso che bisogna mettere un freno alle esternazioni via web trasmesse in televisione.
Le frasi che seguono, virgolettate e in corsivo, sono tratte dalla notizia Reuters di oggi.
“Di norma, la diffusione di videomessaggi di soggetti politici e istituzionali nel corso di telegiornali e programmi di informazione non dovrebbe essere ammessa come forma abituale di comunicazione, stante il rischio di incidere sui canoni di parità di trattamento tra tutti i soggetti politici ed istituzionali su cui si fonda il principio del pluralismo politico in televisione”, si legge in una nota dell’Agcom. “Pertanto, gli operatori dell’informazione radiotelevisiva possono diffondere nel corso di telegiornali o programmi di approfondimento giornalistico “videomessaggi” di soggetti politici ed istituzionali solo in casi eccezionali di rilevante interesse pubblico e nel rispetto di modalità tali da non incidere sul pluralismo dell’informazione”.
L’Autorità precisa inoltre che i videomessaggi – se superiori a tre minuti – non possono essere trasmessi nella loro integralità nel corso del telegiornale; non possono essere trasmessi in tutte le edizioni giornaliere del medesimo telegiornale; non possono essere riproposti nei telegiornali dopo 48 ore dal verificarsi dell’evento e di norma la diffusione del videomessaggio nel telegiornale deve essere accompagnata da commenti di altri soggetti onde assicurare un confronto dialettico al fine della libera e consapevole formazione delle opinioni degli ascoltatori”.
Probabilmente quello dell’Authority è un intervento suggerito dal video passato in rete da Emma Marcegaglia per far sapere, sobriamente, sommessamente, che Confindustria potrebbe essere un tantino delusa dalle azioni (?) del governo a sostegno (?) delle imprese, del lavoro e della ripresa (?). Ovviamente precisando che la delusione si riferisce anche all’opposizione. Meglio barcamenarsi.
Posso dire che stavolta non concordo affatto con la posizione assunta dall’Autorità? Questi i motivi:
1. Il videomessaggio è una forma di comunicazione del tutto normale. Un’alternativa al tradizionale comunicato stampa che i media possono, a loro scelta, pubblicare per intero o parzialmente o riassumere. Lo strumento video sarà sempre più utilizzato dalle istituzioni e dalle imprese. Inutile e dannoso porre freni e limiti, salvo quelli previsti dalla legge.
2. Il web propone la disintermediazione della stampa, in questo caso televisiva, accreditata. E’ forse un male? Non assistiamo quotidianamente alla distorsione delle notizie praticata da alcuni che agiscono in favore di referenti politici o economici? E allora perché no la comunicazione diretta, senza intermediari?
3. I media hanno proprie regole, leggi da rispettare e direttori responsabili. Perché l’AGCOM dovrebbe intervenire nel loro lavoro? Un conto è la pluralità dell’informazione, in particolare per quanto riguarda il cosiddetto servizio pubblico, un altro l’imparzialità, un altro ancora la libera scelta del direttore e dell’editore. C’è chi fa vedere le strade di Napoli pulite e chi quelle invase dai rifiuti; chi intervista spesso Tizio e chi Caio; chi enfatizza la cronaca nera e chi no. Perché un direttore non dovrebbe essere libero di diffondere dieci minuti della Marcegaglia o di Cicchitto o di Veronesi che parla di nucleare? Sarà il pubblico a decidere se la cosa piace o no. E’ meglio un intervento del telecomando che uno dell’Autorità.
Il conflitto di interessi evidentemente continua a fare danni.
15 Aprile 2011 alle ore 09:15
Erminia Corsi dice:su questi temi, credo, bisognerebbe alzare un po’ la voce..