2011, 2012, e poi…? Domande sul 2030
11 Luglio 2010
State calmi, raccomandano gli osservatori professionali della politica. I politici, che con gli automobilisti sono tra i più forsennati lanciatori di improperi, trovino la concordia. Non si può andare avanti così. Sono attesi buoni propositi. Magari anche dei fioretti. Forza! Il paese ha bisogno di concordia.
Ma per fare che, mi domando da osservatore non professionale? Concordare che cosa? Il ripristino dell’immunità parlamentare? I candidati a qualche poltrona? Come posizionare il crocefisso nei locali pubblici? La velocità sulle autostrade? La nostra classe politica è capace di elevarsi da questo livello misero, dalle cose spicciole, dalla quotidianità, dal tornaconto immediato?
Vorrei rivolgere una domanda a tutta la classe dirigente: come vorreste che fosse l’Italia tra vent’anni? Quali collanti avrà la società? Quali valori? Di che vivremo? Questo implica altre domande.
Approvvigionamento energetico: quanto e quale nucleare? Importazione? Quanto petrolio? E quanta energia rinnovabile?
Economia: rinvigorire le grandi aziende o puntare sulle PMI? In quali settori? Vanno bene tutti o bisogna puntare solo su alcuni nei quali cercare di primeggiare? Quali? E gli altri a perdere? Che fare per promuovere e sviluppare in modo meno improvvisato e pasticciato il turismo, se riconosciuto come risorsa strategica?
Infrastrutture: come colmare i ritardi? Se nevica bisogna continuare a non viaggiare? E se piove accettare con rassegnazione le inondazioni? Precedenza alle grandi opere o a quelle minori? Più inaugurazioni o più manutenzioni?
Mezzogiorno: quali leve agire per rivalutarlo a livello europeo? Attività knowledge intensive? Asimmetrie fiscali incentivanti? Che strategia, se ce ne sarà una, per riportare nel contesto civile le vaste aree ad alta densità criminale? E per valorizzarle?
Sanità: grandi ospedali o piccoli presìdi? Come si intende conciliare l’obiettivo profitto con l’obiettivo salute? E si intendono tutelare le conquiste qualitative fin qui accertate nella sanità pubblica? Con quali risorse e strategie?
E la scuola? Cosa insegnare? Chi? E a chi? Si può riprendere il tema della formazione continua? E come recuperare eccellenza, visto che le nostre Università non primeggiano nel mondo?
Stato: quale modello? Quanto invadente? Di cosa deve occuparsi e di cosa no? Compiti centrali e compiti periferici: come sviluppare il mitico ma per ora ideologico e incerto federalismo? In che misura e come lo Stato deve collaborare col privato?
Welfare e lavoro: è indispensabile smantellare pian piano quello che si è costruito negli anni dello sviluppo? Elevare l’età pensionabile perché si vive più a lungo. Giusto. Ma come fare a creare lavoro per i settantenni se ora lo perdono i cinquantenni? E le protezioni sociali? Quali? Chi le paga? Come e in che misura lo Stato garantirà la vecchiaia e le infermità?
E così via.
Ecco, mi domando: come si fa a governare l’oggi senza pensare al domani? Senza mai alzare la testa? Senza una “vision”, come dovrebbero avere i tanti che celebrano, anche nella gestione della cosa pubblica, il modello aziendale?
Fra tanto parlare pubblicitario si fa anche qualcosa, qualche leggina; si prende qualche decisione. Come facciamo noi poveri osservatori non professionali – ma non legati ad alcun carro – a valutare se sono passi nella direzione giusta se nessuno sa quale sia la direzione?
Auspicio: la definizione e poi la dettagliata illustrazione ai cittadini di un disegno ideale: “Italia 2030”. Una cosa che possa riavvicinare alla politica e stimolare i giovani, che oggi pensano al loro futuro all’estero. Forse stiamo cominciando a vivere il dramma, in prospettiva, di una immigrazione di livello educativo medio-basso e una emigrazione di giovani di acculturamento elevato. Spieghiamo invece ai giovani dove vogliamo arrivare, col loro contributo.
Non dovrebbe essere difficile, per la nostra classe dirigente mediamente attempata, concordare su idee la cui realizzazione toccherà in gran parte ai posteri.