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La Grecia e tre domande

2 Maggio 2010

Tutti noi dobbiamo essere grati ai greci per il tantissimo che ci hanno insegnato e che influenza tuttora largamente la nostra cultura.  Non, però, nelle capacità amministrative. Il pasticcio che hanno combinato i greci moderni con i loro bilanci pubblici diventerà tuttavia un insegnamento a sua volta, anche se più da libri di economia che di filosofia. 

Costoro, i greci moderni, hanno barato. Hanno taroccato i conti. I governi greci hanno ingannato i loro cittadini e tutti i cittadini della comunità dell’Euro, alla quale avevano aderito assumendosi solennemente impegni che non hanno mantenuto. La comunità, dal canto suo, è stata incapace di controllare. Si è fidata. Ingenuamente? Non pare. Si è fidata perchè colpevolmente non aveva strumenti legali abbastanza efficaci per controllare. Allora, prima domanda: chi è più colpevole, chi ha presentato conti di fantasia o chi non se ne è accorto, indipendentemente dal motivo per cui? Come ripartire le responsabilità tra controllante e controllato? E che si fa per porre rimedio alle negligenze?

Chi se ne è accorto ed è intervenuto più tempestivamente delle istituzioni europee sono stati gli speculatori, assistiti da quelle che sembrano una loro longa manus: le agenzie di rating.  Queste agenzie si sono già messe in luce per avere declassato il rating, appunto, di imprese ed economie pubbliche dopo – e non prima – che queste si sono dichiarate insolventi. Solo che dopo sono capaci tutti. E’ annusare il marcio prima che puzzi troppo quello che serve, ma talvolta sono state proprio le agenzie a sostenere con rating elevati situazioni già avviate alla putrefazione. Ed ecco la seconda domanda: chi è più colpevole, le agenzie di rating o chi se ne fida e ne prende i giudizi come oro colato invece di indagare e giudicare in proprio? In altri termini: può l’Europa lasciare che siano queste agenzie, che si sono dimostrate in combutta con gli speculatori, a determinare lo scoppio e la gestione, almeno nei primi tempi, delle crisi economiche? Che strumenti si è data e usa l’Europa per contrastare le speculazioni?

Finalmente, dopo settimane difficili, l’Europa ha preso una posizione sufficientemente condivisa per essere attuata: si aiuta la Grecia. Non gratis, ma la si aiuta. L’opinione pubblica europea, soprattutto quella germanica, sarebbe in maggioranza contraria ma alla fine si è deciso che impedire il default della Grecia era una mossa necessaria per evitare una gravissima crisi dell’Euro e della pletorica e inefficiente costruzione che sta a monte. Via con gli aiuti, perciò, ciascun Paese in proporzione alle proprie presunte possibilità. D’altra parte pochi mesi fa non è stato deciso che tenere in piedi le banche con soldi pubblici, più di quelli necessari per la Grecia, era indispensabile per evitare (o rimandare?) che venisse giù mezza baracca economica? Magari con questa sofferta decisione la cancelliera Merkel, quella che ci mette più fondi, andrà male in una elezione regionale la prossima settimana, ma si sottrae, benchè con ritardo, alle critiche di chi la considerava egoista, provinciale e anche un po meschina, più attenta al proprio elettorato che ai destini dell’Unione. Bene, ma la domanda, la terza, è: può funzionare una Unione economico-politica che per prendere decisioni urgenti è costretta a consultare ripetutamente e tentare di armonizzare 16 teste più quelle dei relativi referenti politici e istituzionali nazionali, ciascuna testa combattuta fra esigenze generali e particolari? con visioni tecniche e culturali spesso divergenti e con interessi spesso contrapposti? Non sarebbe il caso di fare un altro, generoso, passo in avanti verso il trasferimento al centro europeo di potere decisionale oggi dei singoli governi?

Tre domande le cui risposte riguardano temi cruciali: 1. come tenere sotto controllo i mariuoli che tendono a barare  2. come combattere gli speculatori 3. che strutture incaricare di intervenire in situazioni critiche o emergenziali e con quali strumenti e deleghe.

Se saremo in grado di rispondere intelligentemente e rapidamente a queste domande potremo fra qualche anno nuovamente dover essere grati ai greci per averci aperto gli occhi. Magari involontariamente.

Post inserito in: economia

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