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Banda larga? No, col piffero!

8 Novembre 2009

“Un momento di riflessione”, ha detto Gianni Letta sulla banda larga. Gli 800 milioni di investimento pubblico erano stati previsti prima della crisi. Ora la crisi c’è – anche se a giorni alterni, stando alle dichiarazioni – e i soldi non ci sono più. 

A parte la considerazione che tutti gli interventi onerosi per la finanza pubblica – terremoto escluso – erano stati previsti in campagna elettorale, cioè prima dell’esplosione della crisi, si tratta di capire dove stanno le priorità governative nell’ambito delle opere pubbliche, quali la banda larga deve considerarsi. Impossibile farsi un’idea. Deve essere in circolazione un virus misterioso negli ultimi governi italiani che favorisce il lancio senza meditazione di parole senza riscontro. Nel caso in questione quelle del viceministro Paolo Romani: “banda larga, i soldi ci sono” (Il Giornale, 28 ottobre). Spariti in 10 giorni. “Di certo fra quattro anni il Paese avrà bisogno di un’infrastruttura a 50-100Mbps nelle case. Altrimenti finiremo nella serie B del mondo” (l’Espresso, 30 ottobre). Siamo in cammino. “Un investimento pubblico che può muovere un pezzo di PIL” (il Riformista, 5 marzo). E adesso perché non lo fa presente?

Romani rispolvera l’ipotesi Cassa Depositi e Prestiti, il cui presidente Franco Bassanini dice che va bene “a patto che vengano rispettate alcune condizioni: un piano finanziario e industriale credibile, redditività garantita, e massimo accordo tra gli operatori”. Come dire non facciamo niente. Chi la garantisce la redditività signor Bassanini? Chi giudicherebbe la credibilità del piano finanziario? E cosa intende per massimo accordo, l’unanimità?

Dell’interesse dei cittadini nessuno si fa carico, a quanto pare.

Questo della banda larga era uno stanziamento condiviso da tutti: maggioranza, opposizione, parti sociali, economisti ed osservatori neutrali. Niente da fare, pur dopo tante reiterate assicurazioni, anche quelle del ministro Brunetta a proposito della mirabolante rivoluzione digitale nella PA.

Le parole di Gianni Letta sono rare ma contano, al contrario di quelle di tanti, numerose quanto insensate. Lui ha detto che i soldi ci saranno quando usciremo dalla crisi. E siccome l’entrata e l’uscita dalla crisi sembrano slegate dai dati reali e legate invece alle opportunità comunicative è come dire: boh!? Non so, vedremo. Solo detto come lo dice lui sembra molto più professionale.  Di uno che ha tutto sotto controllo