Barbarossa: il film e i simboli leghisti
11 Ottobre 2009
Meglio non dirlo a Renatino Brunetta, il ministro che non vuole finanziare il cinema, ma il film Barbarossa, prodotto dalla RAI, pare sia costato circa 30 milioni di dollari. Oggi però non è di economia che voglio scrivere ma di simboli.
Il personaggio centrale del film è Alberto da Giussano che, secondo la leggenda, si battè eroicamente nella battaglia di Legnano del 1176 (alcuni comuni tra i quali Milano riuniti nella lega lombarda – sotto l’ala protettiva del papa Alessandro III – contro l’imperatore Federico Barbarossa). Di quella battaglia si ricorda anche il carroccio, un carro paludato sul quale si celebrava messa a sostegno morale dei combattenti papalin-leghisti.
Alberto da Giussano è raffigurato nella sua armatura, spadone al cielo nella mano destra e scudo crociato nella sinistra, in un noto monumento eretto a Legnano in ricordo della vittoriosa battaglia e così è assurto a simbolo della Lega Nord, il partito politico. Però potrebbe essere un personaggio di fantasia, o quanto meno dalla vita profondamente romanzata da posteri come lo storico Galvano Fiamma in un lavoro per Galeazzo Visconti, signore di Milano, due secoli dopo la battaglia.
Anche il carroccio è un simbolo del partito Lega Nord, ma a sua volta non inappuntabile se, come sembra, è di origine addirittura saracena. E gli stessi comuni lombardi riuniti nella lega lombarda, oltre ad avere nel papa una specie di Berlusconi ante litteram, un po’ leader e un po’ finanziatore, non erano tutti graniticamente solidali. Lo stesso Barbarossa era stato precedentemente chiamato in soccorso da alcuni comuni lombardi per difenderli dallo strapotere di Milano, che infatte rase diligentemente al suolo nel 1162. Tra i comuni filo-imperiali quello di Pavia, città nella quale l’imperatore soggiornò spesso, prima e dopo la sconfitta legnanese.
Già così ce ne sarebbe abbastanza per rivedere la simbologia leghista, se la supeficialità e l’inesattezza fossero difetti, ma il peggio è che nel risorgimento la battaglia di Legnano e la figura di Alberto da Giussano furono molto celebrate in chiave nazional-patriottica. La battaglia fu enfatizzata anche da Goffredo Mameli proprio nel suo celeberrimo inno, ora inno nazionale sgraditissimo alla Lega, che recita tra l’altro: “Dall’Alpi alla Sicilia dovunque è Legnano”. Per dire: l’Italia tutta unita contro lo straniero, anche Roma ladrona e i terroni.
Insomma, un approfondimento storico non sarebbe inutile per il popolo leghista. Potrebbe essere interessante una revisione dei simboli, visto che Alberto da Giussano è stato già sfruttato per altri scopi.
Un ottimo sostituto potrebbe essere Ariberto da Intimiano, vescovo comasco di Milano, coevo di Alberto ma sicuramente esistito. Tra l’altro il vessillo che sventolava sul carroccio a Legnano era il suo. Ariberto sostenne una posizione rimasta nella cultura e nel cuore dei milanesi e dei lombardi fino ai giorni nostri: <chi viene a Milano e sa lavorare è un uomo libero>. Grande affermazione. Ma poco in linea con certe idee.
Mi domando: sono i simboli poco in sintonia con le idee padanocentriche o sono le idee ed essere poco in sintonia con la storia?