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35 ore dimenticate

6 Ottobre 2009

E’ di una dozzina di anni fa la polemica sulle 35 ore di lavoro settimanali. Era l’epoca del governo Prodi-Bertinotti, dai nomi di chi lo ha messo in piedi e di chi lo ha buttato giù. Polemiche feroci, internazionali, strumentali. Poi non se ne fece più nulla, nè delle 35 ore nè di quel governo. E si passò ad altro, senza peraltro mai arrivare a capo di nulla.

In questo paese i dibattiti politico-mediatici divampano improvvisamente su argomenti disparati e più o meno interessanti, poi forse ci si stanca, subentrano altri temi e quel dibattito non infuria più, si spegne e si dimentica. E si comincia una nuova diatriba, ma sempre nello stesso modo acre, irrazionale, ideologico. Ora la situazione economica è peggiorata. Molto peggiorata. La disoccupazione galoppa un po in tutti i comparti e nessun segnale induce a pensare che rallenti nei prossimi 7/8 mesi, cioè per tutto il primo semestre 2010. E stiamo già sfiorando il 10%.  E’ un problema europeo, non solo italiano. Eppure lo slogan “lavorare meno per lavorare tutti” giace nel dimenticatoio sia in Italia che in Francia, i due paesi allora più vivaci nella disputa.

Personalmente ho sempre pensato che, alleggerito del peso ideologico e del vincolo assoluto della parità di salario, il tema meritasse approfondimenti pragmatici. Mi sembra sbagliato sia assumerlo come dogma irrinunciabile che rigettarlo a priori. I contesti variano per settore, tipo di lavoro, area geografica, periodo dell’anno, e altri fattori. E’ difficle pensare ad una situazione imposta a tutti da un giorno all’altro. Però in questo contesto occupazionale perchè non pensare a modi e ambiti intelligenti ed economicamente compatibili di applicazione?

Di slogan idioti se ne sentono quotidianamente. Lavorare meno per lavorare tutti è uno dei meno criticabili, in linea di principio. Solo che non va difeso o attaccato con lance e bandiere ma con il ragionamento, il buon senso, la verifica empirica. Dovrebbe occuparsene la politica, ma forse è pretendere troppo.  La politica oggi – anche da parte sindacale – è molta ideologia, molta comunicazione e poco ragionamento, poco buon senso, nessuna verifica empirica. Salvo quella dei disoccupati.

Post inserito in: economia

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